L’articolo dell’imprenditore che ha creato geox è brillante e trasuda di soddisfazione. Si tratta dell’attenzione e del plauso verso la propria storia aziendale ottenuti in un incontro di presentazione organizzato da una delle più conosciute business school americane. L’articolo è ben costruito, il contenuto stimolante. L’imprenditore e la sua impresa godono di forte reputazione. Entrambi sono pluripremiati. Tuttavia l’aspetto forse più interessante riguarda i commenti che alcuni lettori hanno aggiunto all’articolo, utilizzando un’opportunità interattiva offerta dal sito Internet del quotidiano. Perché la maggior parte dei commenti suscitati esprimono una reazione negativa; uno critica il prodotto per un difetto che ha riscontrato; un altro giudica troppo “pubblicitario” il contenuto; non manca chi chiede all’azienda di applicare per prima le indicazioni date dall’imprenditore; c’è anche chi se la prende con gli extra-profitti ottenuti dall’impresa de-localizzando e chi rimprovera all’imprenditore un tono troppo predicatorio. Le storie sono uno strumento potente di comunicazione. Anche quelle aziendali, e manager e imprenditori lo stanno capendo sempre di più. Tuttavia le storie troppo belle e scritte a senso unico annoiano chi le ascolta; e, soprattutto, suscitano reazioni. Gli imprenditori sono “uomini del fare”, per questo sono apprezzati quando sviluppano buoni prodotti e buone imprese. Quando però “salgono in cattedra” e “fanno la lezione” annoiano anche più dei professori. Né bastano i risultati ottenuti a salvarli.
E’ uscito in edicola (con L’impresa, rivista de Il sole 24 ore) il numero di aprile (n. 2, 2010) di hamlet dedicato al tema del prossimo congresso AIDP “l’impresa estesa”.
E’ uscito in edicola (con L’impresa, rivista de Il sole 24 ore) il numero di febbraio di hamlet (n. 1, 2010) dedicato al tema “Cambiare le organizzazioni. Dai piani alti o dal piano terra?”: indice ed editoriale : Il giusto mix del cambiamento
Il romanzo dello psichiatra tim_willocks “Il fine ultimo della creazione” analizza crudamente la vita in un carcere americano. L’autore dice in questa intervista: “In Usa, soprattutto in California, si spendono più soldi per gli istituti di pena che per l’istruzione. È un chiaro segnale di una società in disgregazione”
Jim March, grande maestro degli studi di organizzazione ormai più che novantenne, ha realizzato un film su Don Chisciotte che tratta di leadership ora disponibile sul sito di Stanford:
“But why Don Quixote? What lessons can we learn from the fictional 16th-century gentleman who careered around the Spanish countryside tilting at windmills and challenging sheep to battle? Indeed, as March says in the film: “We live in a world that emphasizes realistic expectations and clear successes. Quixote had neither. But through failure after failure, he persists in his vision and his commitment. He persists because he knows who he is.”
La risposta che darei al quiz di ieri è C) agli economisti manca l’umorismo, non tanto per la “tristezza” della loro scienza ma perché molti di loro hanno la tendenza di prendersi troppo sul serio; certo non vale solo per loro, come ho sostenuto anche in questo vecchio articolo su umorismo&management che scomoda persino Pirandello.
Interessante intervista di celli su ticonzero, tra l’altro dice: “Non conosco, infatti, nessun buon manager che ha studiato solo manuali. I bravi manager leggono, leggono romanzi. Molti bravi manager che ho conosciuto, penso a Tatò, ma anche a Marchionne, non sono economisti o ingegneri, sono laureati in filosofia e poi magari hanno ottenuto una seconda laurea in economia, in giurisprudenza…”
La scomparsa di Tere Novarese Cerutti teresa-cerutti importante imprenditrice di Casale è avvenuta proprio alla vigilia della prevista laurea honoris causa all’Università di Novara. Il Sole 24 ore ha reso disponibile il testo della sua lectio-magistralis un documento di grande interesse incentrato sul rapporto tra impresa e territorio.
E’ apparsa su RAI 1 la fiction le segretarie del sesto , che intenderebbe raccontare come le donne nel mondo del lavoro stiano assumendo sempre più i difetti degli uomini. Il tema è rilevante tuttavia il film finisce per scadere nel grottesco e giustamente la critica sta evidenziando come si tratti soprattutto di un’occasione persa: serialità