Archivi categoria: Università

Rientrano in questo argomento gli interventi che riguardano le problematiche della formazione, della ricerca e del management universitario

Misurare la qualità scientifica

Le riflessioni internazionali più approfondite metono ormai in questione le pratiche di classificazione degli articoli scientifici imperniate sulle forme di  journal ranking e sulla varie misure di impatto  e cercano di prefigurare strade nuove:  “These data corroborate previous hypotheses: using journal rank as an assessment tool is bad scientific practice. Moreover, the data lead us to argue that any journal rank (not only the currently-favored Impact Factor) would have this negative impact.”

Internazionalizzare l’Economia Aziendale

L’Accademia Italiana di Economia Aziendale ha festeggiato nel suo Convegno di Lecce il proprio bicentenario; un’occasione importante per riflettere sul processo di internazionalizzazione dell’aziendalismo italiano; come osserva  Giorgio Invernizzi nella sua relazione introduttiva al Convegno, pubblicare articoli in inglese su riviste estere importanti “non è condizione sufficiente per diffondere l’approccio aziendalistico italiano. E’ solo una condizione necessaria, che addirittura espone a rischi di perdita di identità in assenza di una strategia di internazionalizzazione che coinvolga i nostri Istituti e i nostri Dipartimenti”.

presentazione-convegno-aidea



Nessuno mi può giudicare?

E’ in distribuzione da oggi  nessuno mi può giudicare? il mio nuovo libro che discute criticamente la valutazione dell’università e le diverse pratiche che si stanno sviluppando per ricerca e didattica. Proprio la grande diffusione delle pratiche valutative, sotto la spinta di agenzie come in Italia l’Anvur, rende importante chiarire quale sia “l’uso appropriato della valutazione”. Al proposito, ho inserito in epigrafe al libro questo passo di Michael Quinn Patton:

“Increasingly, the evaluation profession is called on to contribute to the general public welfare, speak truth to power, and support critical thinking in this global age of widespread disinformation and misinformation. As politicians worldwide have adopted the language of evaluation – rhetoric about accountability, outcomes, benchmarks, evidence, impact, lesson learned – evaluators have the added role of assuring that  the rhetoric matches reality, and that means working to ensure the appropriate uses of evaluation”.


La valutazione della ricerca: confronto Italia UK

Sono appena usciti i risultati della VQR 2004-2010, il grande esercizio di valutazione della ricerca italiana condotto dall’Anvur; contestualmente è disponibile online (sulla rivista internazionale Research Policy) il confronto critico dell’esperienza italiana con quella britannica (RAE e REF che costituiscono il principale riferimento in materia): Rebora & Turri:  Italian and UK research assessment exercises face to face

Nell’avviare la VQR l’Anvur si è dichiaratamente ispirata all’esperienza britannica; ma nel passaggio dalla precedente esperienza del CIVR-VTR (2001-2003) a quella nuova sono mancati da noi quell’ampio confronto, quella discussione anche accesa e quella lunga fase di preparazione che ha caratterizzato l’evoluzione dal RAE al REF (in avvio dal 2014). Ora che disponiamo dei risultati della valutazione sarà importante discuterli seriamente, al fine anche di migliorare i futuri esercizi, considerando gli effetti al livello micro oltre che macro ed aprendosi a quella prospettiva di sense – making e di adattamento dinamico ai diversi contesti disciplinari che nel nostro articolo si cerca di indicare.

Oltre l’impact factor

La rivista  science segnala l’importanza  dell’uso distorto dell’impact factor nella valutazione dei ricercatori;   la San Francisco Declaration for Research Assessment  dora , sottoscritta per ora da oltre 7000 ricercatori nel mondo, sviluppa raccomandazioni approfondite per una corretta valutazione dei risultati di ricerca, utilizzando una pluralità di criteri con modalità appropriate rispetto ai diversi contesti.

L’università come mondo vitale

L’articolo di celli mette in luce la sterilità dei dibattiti sui tecnicismi della valutazione di fronte al problema di fondo per l’università di oggi: “se non ripensiamo l’istituzione in funzione delle sue vere finalità e delle nuove sfide, avendo il coraggio di dire quello che è riforma fasulla e bisogni veri, continueremo ad alimentare una cultura perdente”. Per questo non basta la trasmissione di conoscenze ma serve “un supplemento crescente di eperienze multiple”…

La ricerca sulla valutazione : materiali e interventi

Sul sito di  aidea sono disponibili le slides presentate il 15 febbraio al convegno al CNR di Roma sulla valutazione dell’università:

rebora : può funzionare una valutazione come rimedio alla debolezza di governance e politiche pubbliche?

regonini : la valutazione senza le politiche. L’assenza di una prospettiva di policy

reale-marini : come la valutazione cambia le università: un confronto tra Italia e Francia

turri : conseguenze, effetti e significati della valutazione

introduzione al dibattito sulla ricerca nelle scienze sociali (rebora)

Intervento di Tullio jappelli

Intervento di Alberto baccini

L’inglese degli ingegneri

Unesco, Accademia dei Lincei, Accademia dellaCrusca, Società Dante Alighieri figurano tra i promotori del Convegno Lingua Cultura Libertà che ha discusso criticamente la decisione del Politecnico di Milano di tenere esclusivamente in lingua inglese i corsi di laurea magistrale.

Il rettore Giovanni Azzone aveva spiegato questa scelta sostenendo che gli studenti italiani «avranno, oltre alle competenze più scientifiche, anche un’apertura culturale internazionale. Perché un ragazzo che si affaccia al mondo del lavoro deve abituarsi a lavorare in contesti internazionali» . E poi, in questo modo, si attraggono «studenti stranieri, un valore aggiunto per il nostro paese. L’Italia ha una forte attrattiva culturale, ma anche una barriera, la conoscenza limitata della lingua: insegnando in inglese attraiamo tutte quelle persone interessate alla cultura italiana». Insomma, dice Azzone, «è indispensabile innovare insieme alle imprese e per farlo è necessario attrarre e trattenere capitale umano di qualità».

Credo che si sbaglierebbe però  considerando questa discussione  solo nell’ottica della contrapposizione tra schieramenti di diverso segno: da una parte starebbero gli innovatori, aperti al mondo, e dall’altra i conservatori, attaccati a una tradizione che ci condannerebbe al declino; oppure, secondo una opposta visione, da una parte i fautori di una tecnicizzazione dell’università che cede alle mode indotte dalla globalizzazione e dall’altra i sostenitori dei valori umanistici della nostra cultura e della loro valenza anche per lo sviluppo del sapere scientifico.

Potrebbe essere l’occasione invece, per chi forma figure chiave per il mondo professionale e dell’impresa come ingegneri e architetti, di riflettere sul linguaggio che si usa in questi mondi (al di là della lingua formale), sulle modalità per influenzarlo nell’ottica anche dell’innovazione, sui rischi di una eccessiva omologazione.

George Steiner nel suo classico “After Babel” trova ragioni persuasive  per la molteplicità delle lingue e suggerisce che “la forza costruttiva della lingua nella concettualizzazione del mondo ha avuto un ruolo cruciale nella sopravvivenza dell’uomo …”. Se è vero che “ogni lingua umana traccia una diversa planimetria del mondo”, si deve alla “miracolosa capacità delle grammatiche a  generare realtà alternative, frasi ipotetiche e, soprattutto, i tempi del futuro” la possibilità data alla nostra specie “di  sperare, di proiettarsi ben al di là dell’estinzione dell’individuo” e alla fine di “perdurare, e perdurare creativamente”.

Il nesso tra  la ricchezza e diversità linguistica e l’innovazione sociale ed economica merita di essere esplorato con maggiore profondità in relazione alla cultura dell’impresa e delle moderne professioni da parte delle  università che formano la classe dirigente del futuro. I riferimenti frequenti a concetti come il “capitale umano di qualità” evidenziano i limiti di linguaggio che riguardano le stesse istituzioni formative più moderne e internazionalizzate …