Il 14 novembre a Milano partecipo al Convegno ‘Organizzazioni 4.0 e nuovi modelli manageriali’. L’evento, organizzato da @Edizioni ESTE e dalla rivista #Sviluppo&Organizzazione, sarà occasione per approfondire la necessità di un ripensamento del design delle organizzazioni, sviluppando modelli non tradizionali, nuove soluzioni progettuali e un coerente sviluppo di nuove competenze e abilità che consentano alle imprese di governare il cambiamento: il convegno
Tra i tanti temi possibili per ricordare Sergio Marchionne e il suo impatto sulla cultura e la pratica del management, mi è capitato di segnalare la conduzione del turnaround di Fiat nella fase iniziale (2004-2006) che ha definito un paradigma di riferimento per il change management.
Nel convegno di Sviluppo & Organizzazione sul design dell’organizzazione ho cercato di chiarire i contenuti di una nuova progettualità organizzativa chiamata a riconsiderare i contenuti dei ruoli lavorativi, combinando gli aspetti prescrittivi, materiali e cognitivi che coinvolgono una molteplicità di fattori in grado di incidere su performance, motivazione e collaborazione.
E’ uscito il n. 279 di Sviluppo & Organizzazione. Nella rubrica Cinema & Romanzi commento il film The Square. La lettura del film di Ruben Östlund, Palma d’oro al Festival di Cannes 2017, mette in luce il caos dei comportamenti che caratterizza i tempi in cui viviamo. Governare le forme di soggettività esuberante è difficile, perché queste mettono a nudo sia i limiti dei sistemi di governance che le umane manchevolezze di leader e decisori; di fronte a questo, l’evocare valori come quelli simboleggiati da quadrati o da cerchi serve a poco, perché la forza dei soggetti e quella della realtà sono incontenibili e quasi mai orientabili nella direzione desiderata. Saggezza vorrebbe che si superasse almeno l’illusione di detenere il controllo e ci si facesse una ragione dell’esigenza di realizzare un continuo bilanciamento tra esigenze e valori in contrasto che configurano veri propri dilemmi destinati a durare nel tempo.
In questa intervista, disponibile in open access, James March , credo il più grande teorico vivente dell’organizzazione, offre una pluralità di spunti per la scienza e il design dell’organizzazione, oltre che per il metodo di ricerca nelle scienze sociali. In un mondo “incontrollabile”, dove domina l’incertezza, l’atteggiamento corretto è di “ottimismo senza speranza”, dove si combina l’impegno nell’agire con una dose di scetticismo sui risultati dell’azione. Nel design dell’organizzazione, e in generale nella vita organizzativa, i decisori, i leader, possono e devono agire con fermezza, come se la propria azione fosse decisiva, ma senza grande sicurezza di ottenere l’esito desiderato. Questo ha delle conseguenze sulla teoria della performance; molte ricerche pretendono di definire i fattori da cui consegue la migliore performance di un’organizzazione; questo è poco fondato e realistico, molto di più si può dire sulle conseguenze di una performance (buona o cattiva che sia), perchè la performance funziona meglio come variabile indipendente che come variabile dipendente. E’ un testo che merita leggere perché fa molto riflettere e smonta tanti luoghi comuni del management.
E’ uscito il n. 278 di Sviluppo & Organizzazione. Nella rubrica Letture e Riletture commento il libro di Capano, Regini, Turri “Salvare l’università italiana, Oltre i miti e i tabù”: S&O_278_Rubrica Letture