Archivi categoria: Change management

Rientrano in questo argomento gli interventi che riguardano la gestione del cambiamento nelle organizzazioni.

Tra semplificazione e complessità

Un articolo da leggere questo di michele_serra : mostra come siamo stretti in una morsa mortale tra due culture opposte e deleterie: quella di una sinistra che complica la complessità e quella di una destra che semplifica la semplicità. Peggio di Scilla e Cariddi…

“la proposta Gelmini è quasi geniale. L’idea-forza, quella che arriva a una pubblica opinione sempre più tentata da modi bruschi, però semplificatori, è che gli arzigogoli “pedagogici”, per giunta zavorrati da pretese sindacali, siano un lusso che la società non può più permettersi. Il vero “taglio”, a ben vedere, non è quello di un personale docente comunque candidato – una volta liquidati i piloti, o i fannulloni, i sindacalisti o altri – al ruolo di ennesimo capro espiatorio. Il vero taglio è quello, gordiano, del nodo culturale. La nostalgia (molto diffusa) della maestra unica è la nostalgia di un’età dell’oro (irreale, ma seducente) nella quale la nefasta “complessità” non era ancora stata sdoganata da intellettuali, pedagogisti, psicologi, preti inquieti, agitatori politici e cercatori a vario titolo del pelo nell’uovo. Una società nella quale il principio autoritario era molto aiutato da una percezione dell’ordine di facile applicazione, nella quale il somaro era il somaro, l’operaio l’operaio e il dottore dottore. Una società che non prevedeva don Milani, non Mario Lodi, non Basaglia…”

“Silete, economisti”

Divertente questa intervista di Tremonti piena di sarcasmo contro l’intera categoria degli economisti e contro la “tecnofinanza che ora si sta autodistruggendo attraverso la meccanica geometrica dei computer…”        intervista al foglio

Per lui “non è una sfida accademica, è una partita culturale, e alla fine una partita politica”. E’ una critica che investe l’ambiente artificiale costruito attraverso i modi e i tempi della globalizzazione, la finanza senza regole, i nuovi principi contabili IAS e  Basilea 2 che ampliano il rischio dando un’illusione di sicurezza… “… la meccanica di una ricchezza che cresceva in forma geometrica e progressiva basandosi sul debito, creava l’illusione che tutto fosse insieme perfetto e prevedibile, stilizzabile in modelli matematici millimetrici e infallibili. E’ in questo ambiente artificiale che l’economia è stata presa da una specie di ubris – parola che certi economisti tenderebbero a credere inglese e invece è greca – e si è illusa in ordine a una sua nuova natura”.

Tra orgoglio e pregiudizio

E’ stato presentato ieri a Milano in Assolombarda il libro Knowledge working. Lavoro, lavoratori, società della conoscenza, curato da Federico Butera e altri esponenti della Fondazione Irso. Si tratta di una importante ricerca che individua nei lavori e  lavoratori della conoscenza i protagonisti del “più  grande cantiere di cambiamento economico e sociale dell’Occidente”:  knowledge working

Quasi contemporaneamente però un articolo di Ilvo Diamanti su La Repubblica (21 settembre) coglie il malessere delle professioni in una serie di episodi che affiorano in questi mesi, dalla crisi di Alitalia, alle difficoltà di scuola e università, alle polemiche sulla sanità, sui dipendenti pubblici, sui privilegi delle professioni autonome : il comune denominatore starebbe nella sfiducia o addirittura nel risentimento che la società sembra esprimere verso professioni che godevano un tempo di buona reputazione: “… oggi le professioni servono per lo più a catalogare le persone in modo spregiativo. A dividere la società, erigendo barriere di risentimento e indignazione”.

Alla importanza oggettiva dei knowledge workers sembra così corrispondere un sentimento (soggettivo) meno positivo. E’ una contraddizione che si dovrà in qualche modo affrontare.

La fine della finanza estrema?

Vedendo gli analisti finanziari di  lehman-brothers che escono dal grattacielo con gli scatoloni viene da richiamare la situazione di disagio globale che Guido Rossi (2008) ha ricondotto ad uno stato del mercato finanziario del nuovo capitalismo “interamente nelle mani degli speculatori, mentre chi produce è costretto a recitare un ruolo da comparsa”. Anche l’innovazione e la concorrenza sfrenate producono danni, soprattutto quando perdono riferimenti alla realtà. Quel certo “ritardo” italiano rispetto ai ritmi della modernizzazione, che molti economisti lamentano, può alla fine rivelarsi salutare.

Crisi di ruolo e di anima

L’intervento di DeRita-sulla-crisi-della-scuola è più profondo dei soliti editoriali ed evidenzia come si mostrano “ogni giorno più irrilevanti i nobili richiami degli opinionisti e dei politici, le tabelle statistiche e i rapporti di enti nazionali ed internazionali, le raffiche delle tante proposte di riforma, le pressioni sindacali e le lotte del precariato”. Ricominciare dal basso e dalle fondamenta del sistema è una formula suggestiva ma che occorre concretizzare anche individuando i possibili agenti del cambiamento.

Risorse umane imprenditoriali

In questa intervista ichak adizes sostiene che la sfida per l’Europa è oggi quella di alimentare la diversità che è nella sua storia e di sviluppare risorse umane con qualità imprenditoriali. Senza una classe imprenditoriale in crescita il sistema invecchia, aumenta il tasso di burocrazia che soffoca l’imprenditorialità e innesca un circolo vizioso. Le   business schools stanno fallendo perchè non insegnano a uscire dagli schemi e a prendersi rischi. Non stiamo sviluppando imprenditori se non per i mercati finanziari, con investment bankers, fund manager e consulenti. Ma queste professioni non costruiscono business, agiscono come in staff. Non incoraggiamo le persone a prendersi rischi ma insegnamo loro a valutarli e controllarli: interview_adizes

Imprenditorialità accademica

 Al Congresso annuale di The European Higher Education Society (EAIR)  tenuto a Copenaghen  anche quest’anno abbiamo  presentato un paper, dedicato questa volta allo studio di un caso di change management, valutabile credo in positivo: il Politecnico di Torino: Minelli-Rebora-Turri, Change-management-in-universities. Si riporta lo schema delle conclusioni, sugli insegnamenti da trarre da un caso di imprenditorialità accademica in tema di gestione del cambiamento: sintesi

L’università in Europa: Polishing the silver?

Il Congresso annuale di The European Higher Education Society (EAIR)  si è tenuto a Copenaghen dal 24 al 27 agosto sul tema : Polishing the silver: are we really improving higher education? programma

Il seme del dubbio instillato dal titolo del congresso ha prodotto i suoi effetti nel senso che il dilemma non  è stato risolto. A un certo punto i partecipanti si sono visti prospettare tre scenari di valutazione delle esperienze di miglioramento delle università in Europa nel segno della gestione manageriale, dei sistemi di qualità, dei ranking di eccellenza accademica: scenario scettico, scenario positivo, scenario middle way. Le valutazioni raccolte si sono divise tra scenario scettico e middle way, quasi nessuno vede positivo!