Il Mondo dell’8 aprile ha pubblicato un dossier sul change management che dà spazio rilevante ad Assochange e preannuncia il convegno nazionale previsto per il prossimo 29 giugno, che si terrà in LIUC, congiuntamente all’avvio del CERCA il nuovo centro di ricerca sul cambiamento e apprendimento organizzativo.
Questa iniziativa nell’ambito del ventennale LIUC porta l’attenzione sul ruolo delle ricercatrici italiane nel Cern di Ginevra attraverso la mostra fotografica: RITRATTI AL FEMMINILE ; nel Convegno di apertura (11 aprile) cercheremo di discutere del potenziale delle donne come agenti di cambiamento nei diversi contesti sociali e organizzativi.
Il cambiamento ai vertici di Google con Larry Page nel nuovo ruolo di capo azienda prelude ad innovazioni negli assetti organizzativi di grande interesse, che vengono analizzati in questo articolo di fast company
E’ uscito il n.242 di Sviluppo & Organizzazione. Contiene tra l’altro un interessante articolo sull’accordo Fiat-Crysler. La rivista terrà a roma il 24 marzo una nuva edizione del convegno misurare la performance organizzativa
Una diagnosi impietosa del fallimento della riforma brunetta è sul sito di pietroichino : il documento Ichino Morando apre lo sguardo verso un processo di riforma molto più ampio e rappresenta una buona base di ragionamento per il futuro; la mia idea è che occorra in questo quadro anche un ripensamento del concetto stesso di misurazione della performance secondo le modalità delineate dalla Civit e soprattutto del collegamento meccanico con gli incentivi economici per dirigenti e personale.
Si tiene il 24 e 25 febbraio all’università di camerino il convegno “L’università che vorremmo: otto tesi per cambiare”: intervengo il 25 con un contributo sulla tesi n. 7 “valutazione, accreditamento e ruolo dell’autorità centrale”.
L’articolo di marta dassù evidenzia che anche i politologi, come gli economisti, faticano a prevedere le crisi e offre un suggerimento utile: tenere più conto di quanto succede alle persone …
Pietro Micheli uno dei componenti della Civit si è dimesso dalla commissione incaricata di guidare la riforma della PA prevista dalla “legge Brunetta” dimissioni da Civit . La lettera al Ministro con le motivazioni espresse dallo stesso Micheli è riportata sul sito di pietroichino Giunge così al suo naturale esito un processo di riforma forte nella spinta ottenuta dall’opinione pubblica, ma debole sul piano progettuale come ulteriore “forzatura” di linee guida già fallite e soprattutto privo di un’idea chiara sulla gestione del cambiamento, come ho avuto modo di sottolineare in un precedente commento
La Civit ci ha messo del suo gestendo male l’attuazione, tutta basata su modelli molto “scolastici” di gestione delle performances e su una produzione a getto continuo di circolari che hanno disorientato gli enti. Rilevanti sono stati altri due aspetti. La forbice che si è realizzata tra ministeri e autonomie locali: i primi, obbligati all’attuazione in termini più immediati e stringenti ma anche meno preparati dalle esperienze precedenti e abituati da un alunga storia a vanificare le innovazioni legislative introdotte dall’alto in una logica illuminista. Si è visto cosa è successo con la nomina degli Organismi indipendenti di valutazione, infarciti di giuristi, dirigenti pubblici di lungo corso e membri dei precedenti servizi di controllo interno. Dall’altro gli enti locali, che grazie alla tutela dell’autonomia si sono abilmente sottratti con l’aiuto delle loro associazioni agli aspetti più cogenti della riforma, rinunciando peraltro a introdurre qualche innovazione. Del resto la scure tremontiana è nel frattempo calata sulle risorse degli enti, vanificando le residue velleità e ponendo in pratica come ho scritto in altra occasione una “pietra tombale sulla riforma”. Con onestà intellettuale ora Pietro Micheli ne trae le conseguenze.