Archivi categoria: Leadership

Rientrano in questo argomento interventi e commenti che riguardano il ruolo e le caratteristiche dei leader nelle organizzazioni sociali

Appiattiti sul business

Charles Handy in questa intervista critica la ricerca di management che è spesso mera registrazione delle best practices, che però sono spesso past practices nel momento in cui le ricerche sono pubblicate. Ci vorrebbe nelle business schools più curiosità intellettuale, più sfida dei modi di agire consolidati, più posti dove i leader del business vengono ad ascoltare più che a parlare. handy_interview.pdf

La natura umana comprende sia la ricerca del proprio interesse che la preoccupazione per gli altri. La formazione al business si è troppo sbilanciata sul primo lato, indulgendo alle ambizioni di studenti motivati solo a massimizzare il proprio reddito, non a essere leader di grandi organizzazioni. Il mondo e il business chiedono di meglio.

Hamlet: la classe dirigente

E’ in edicola con L’impresa il n. 4/2008 di Hamlet: “messaggi forti e chiari a una classe dirigente in difficoltà” dice lo strillo sulla copertina della rivista di Il sole 24 ore. Ecco l’indice: hamlet-n.4-2008:indice

Si segnala il redazionale “I Borboni e formazione. La mala educazione dei Vicerè” che collega alcune recenti affermazioni del Ministro Brunetta con il romanzo di fine Ottocento di Federico De Roberto.

La funzione educativa delle HR

In questo articolo on line gabrielli  solleva il tema  del ruolo che i Direttori del Personale possono avere nell'”educare” i capi -a qualunque livello- a gestire in modo “sostenibile” le persone per sviluppare motivazione e benessere individuale e sociale. Un compito problematico, come lui stesso avverte, e che coinvolge in qualche modo l’assetto di governance delle aziende. C’è qualcuno nelle alte sfere aziendali che si preoccupa di aspetti “educativi” di questo tipo?

Made in Italy

Si è svolto oggi alla Fondazione IRSO l’interessante seminario di studi sul made in Italy introdotto da una relazione di Giorgio De Michelis. Gli intervenuti hanno condiviso l’idea proposta dal relatore che le 3-4000 medie imprese sulle quali si basa la ripresa delle esportazioni italiane e la competitività del nostro paese nell’economia globale siano accomunate da una caratteristica distintiva che si presta ad una sintesi in termini di made in Italy. Ciò significa una forma di innovazione design based, nel senso più ampio dove si manifesta visione, imprenditorialità, senso estetico, proposta di qualità del vivere. Queste imprese fanno cose molto importanti che sono ancora poco note e studiate. Avrebbero bisogno di servizi (sistemi software, formazione, finanza, ecc. ) pensati sulla loro misura e non estrapolati da altri contesti, o impostati secondo standard uniformi. Stefano Miceli, Federico Butera, Emilio Genovesi, Edoardo Loccioni, Fiorello Cortiana ed altri hanno contribuito a sviluppare questi spunti concordando sull’esigenza  di un ampio programma di ricerca sulla imprese del made in Italy che aiuti ad orientare politiche industriali ancora troppo legate a un concetto poco realistico di innovazione troppo centrato sul trasferimento tecnologico e sulla ricerca scientifica genericamente intesa. 

Maria Montessori

La storia italiana è segnata da figure di innovatori individualmente forti, ma isolati, non sostenuti dal contesto. Si pensi a Maria Montessori, riproposta da un recente film televisivo come giovanissima studentessa che sfida l’ostilità del contesto accademico del tempo all’idea che una donna sudiasse da medico: film

 

 Fu lei la prima donna italiana a laurearsi in medicina. Sappiamo che poi Maria acquisì fama internazionale come fondatrice di un metodo e di un movimento nel campo dell’educazione dei bambini. Estese ai bambini normali l’attenzione destinata originariamente a quelli “ritardati”. Ma seppe anche resistere alle lusinghe della istituzionalizzazione del suo metodo da parte del regime fascista.  mariamontessori

 

 

Carisma

FrancoAngeli ha pubblicato di recente “Il segreto del CARISMA” di Emanuele Maria Sacchi, un libro che certo non svela quello che sembra promettere, ma offre comunque qualche spunto nel senso della cosiddetta “intelligenza emotiva”. La conclusione consiglia di alternare il modo di porsi nei confronti delle persone: ” Alterna la gentilezza alla risolutezza, alterna le domande alle affermazioni, i giusti apprezzamenti ai doverosi rimproveri, i momenti piacevoli e sorridenti a quelli seri e concentrati.  (…) la dolcezza alla grinta. La tolleranza alla determinazione”.

Povertà di linguaggio

Nelle aziende, nelle organizzazioni in genere, si parla male e questo indebolisce il contesto relazionale. Ciò riguarda molto spesso i capi, come ci ricorda qualche recente indagine. linguaggio-dei-capi  –  listaBBC

Anche il linguaggio – parlato e scritto – è manifestazione della qualità. Non dovremmo dimenticarcene nelle istituzioni formative anche quando ci si occupa di temi professionali.