Inizia a delinearsi il programma del Forum 2022:
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Rientrano in questo argomento interventi e commenti che riguardano il ruolo e le caratteristiche dei leader nelle organizzazioni sociali
Nel nuovo numero della rivista si dibatte in modo approfondito sulla Transizione Digitale a partire dal libro di De Toni e Rullani Uomini 4.0.
Il 14 novembre a Milano partecipo al Convegno ‘Organizzazioni 4.0 e nuovi modelli manageriali’. L’evento, organizzato da @Edizioni ESTE e dalla rivista #Sviluppo&Organizzazione, sarà occasione per approfondire la necessità di un ripensamento del design delle organizzazioni, sviluppando modelli non tradizionali, nuove soluzioni progettuali e un coerente sviluppo di nuove competenze e abilità che consentano alle imprese di governare il cambiamento: il convegno
Tra i tanti temi possibili per ricordare Sergio Marchionne e il suo impatto sulla cultura e la pratica del management, mi è capitato di segnalare la conduzione del turnaround di Fiat nella fase iniziale (2004-2006) che ha definito un paradigma di riferimento per il change management.
In questa intervista, disponibile in open access, James March , credo il più grande teorico vivente dell’organizzazione, offre una pluralità di spunti per la scienza e il design dell’organizzazione, oltre che per il metodo di ricerca nelle scienze sociali. In un mondo “incontrollabile”, dove domina l’incertezza, l’atteggiamento corretto è di “ottimismo senza speranza”, dove si combina l’impegno nell’agire con una dose di scetticismo sui risultati dell’azione. Nel design dell’organizzazione, e in generale nella vita organizzativa, i decisori, i leader, possono e devono agire con fermezza, come se la propria azione fosse decisiva, ma senza grande sicurezza di ottenere l’esito desiderato. Questo ha delle conseguenze sulla teoria della performance; molte ricerche pretendono di definire i fattori da cui consegue la migliore performance di un’organizzazione; questo è poco fondato e realistico, molto di più si può dire sulle conseguenze di una performance (buona o cattiva che sia), perchè la performance funziona meglio come variabile indipendente che come variabile dipendente. E’ un testo che merita leggere perché fa molto riflettere e smonta tanti luoghi comuni del management.
Al Top Management Forum intervengo nella sessione dedicata al change management : “dal turnaround al cambiamento continuo e fluido”.
Nel primo numero del 2017 commento il film Sully S&O_274_Sully, la storia del pilota ammarato sul fiume Hudson con un aereo di linea, salvando la vita di 155 persone.
In occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Roma 2 Tor Vergata, la prolusione di ivano dionigi su Notum e Novum è iniziata chiedendo “Come mai nell’era del web planetario e del maximum dei mezzi di comunicazione, minima è la comprensione, e la parola non riesce a tener dietro alla cosa?”.
Dionigi ha richiamato come “l’Università, una delle istituzioni più prestigiose e più credibili del Paese che ha il privilegio di dare del tu alla storia, ha oggi una responsabilità supplementare, non riducibile a codificata ed esangue mission. I suoi maestri, i suoi uomini di pensiero, noi professori siamo chiamati a professare (profiteri) l’etica della competenza, vale a dire il sapere e i saperi nel segno dell’affascinare (delectare), insegnare (docere), mobilitare (movere); e l’etica del rigore intellettuale e morale, che non si concilia con la doxa rumorosa, la chiacchiera imperante, il facile consenso”.
E in questo senso ha indicato “due compiti tra i principali e più urgenti”:
– “In primo luogo quello di ricordare la bellezza, la prerogativa e il potere della parola: quel logos, che ci caratterizza”
– Il secondo: “promuovere un’alleanza naturale e necessaria tra humanities e
tecnologie all’insegna dell’unicità della cultura e pluralità dei linguaggi”.
Dai cosiddetti Millennials, i giovani entrati nel mondo del lavoro dopo il 2000, le aziende si aspettano molto, soprattutto la spinta alla trasformazione digitale; ma, come gallup avverte, c’è un problema: “only slightly more than a third of millennial workers strongly agree that the mission or purpose of their organization makes them feel their job is important”. Non basta qualche bella frase sui siti web per tramettere il senso del purpose, tanto meno per questi potenziali innovatori
L’intervista di leonardo del vecchio al Corriere della Sera ripropone la dialettica tra imprenditore e manager, questa volta su una frontiera particolarmente avanzata, come quella di Luxottica.
Interessante però anche la rinuncia all’ “uomo solo al comando”: «Penso a un presidente all’anglosassone di grande esperienza e prestigio, non esecutivo e garante in consiglio di una gestione operativa suddivisa tra funzioni chiave e i manager di riferimento, come fosse un allenatore con la sua squadra, e con un capitano che gioca assieme agli altri».