Archivi categoria: Leadership

Rientrano in questo argomento interventi e commenti che riguardano il ruolo e le caratteristiche dei leader nelle organizzazioni sociali

I lavori manageriali “innaturali”

In questo post Henry Mintzberg illustra la differenza tra lvori manageriali   natural & unnatural  una distinzione poco considerata da chi progetta le organizzazioni, ma in realtà molto importante; ci sono unità che hanno una consistenza anche fisica, di immediata identificazione che richiedono un riferimento di responsabilità; ad esempio, nel non profit una scuola, una parrocchia, un ospedale; certi accorpamenti di strutture simili in aree più vaste configurano qualcosa di innaturale destinato a creare scompensi con responsabili  sovraccarichi di lavori che non riescono a svolgere oppure troppo svuotati di compiti reali.

 

Alzare lo sguardo, ampliare i fini dell’impresa

L’amico Giorgio Invernizzi ha commentato l’enciclica Laudato Si’ dl punto di vista delle implicazioni per l’impresa: Invernizzi-laudato  ravvisando le tre “denunce”: 1. Del potere tecnocratico 2. Della finanziarizzazione dell’economia 3. Della miopia della proprietà privata e del mercato. E individuando quindi le tre “sollecitazioni” nel senso di: 1. alzare lo sguardo: 2. responsabilità piena nei confronti dell’azienda 3. cambiamento dei processi decisionali correnti.

Dipingere le guerre vinte lo sanno fare tutti

Nella mostra in corso a Pavia sui pittori  Macchiaioli  è presente questo dipinto di Stefano Ussi  la cacciata del Duca di Atene da Firenze  episodio divenuto emblematico di lotta contro la tirannia, ma in realtà letto in questo modo molto tempo dopo forzando nettamente la realtà storica. Il quadro è interessante perché riesce ad evidenziare al centro della scena l’incertezza spaesata del presunto tiranno; ma soprattutto l’ambiguo atteggiamento dei personaggi che assistono (consigliano?) e stanno dietro a Gualtieri di Brienne nell’atto che pone fine alla sua breve esperienza di podestà di Firenze, chiamato da fuori per risolvere una crisi  finanziaria ma soprattutto di distruttiva lotta tra fazioni. Il podestà straniero, presto deluso nelle sue aspettative di valorizzare la propria neutralità,  potrebbe essere preso a simbolo della debolezza della leadership sempre esposta, al di là dei caratteri personali, al gioco politico che gli sta dietro e all’intorno e che è la vera cosa interessante; non a caso, una delle menti dei macchiaioli, il pittore Telemaco Signorini ha scritto efficacemente che “dipingere le guerre vinte lo sanno fare tutti”;  l’arte e la narrativa, ma anche l’analisi sociologica, danno il meglio quando indagano i retroscena e fuggono dalla tentazione di celebrare le imprese di successo.

Coase: un “economista di strada”

La scomparsa di Ronald Coase, avvenuta all’inizio di settembre a 102 anni, è stata commentata dai nostri economisti in modo convenzionale, richiamando soprattutto l’argomento dei costi di transazione: v. ad esempio : barba navaretti Ma in fondo l’analisi della convenienza tra produrre in proprio o acquistare è divenuta ormai una banalità; l’attualità di coase sta in altro, per esempio nella sua critica agli “economisti alla lavagna” e nella sua concezione dell’impresa espressa dalla metafora di “un’isola di potere conscio” come avevo sottolineato in un editoriale di sviluppo e organizzazione del 2011 pubblicando anche un articolo di carlo  stagnaro che anche ora interviene sul contributo di coase in modo più pertinente, definendolo tra l’altro un “economista di strada”.