Archivi categoria: Qualità

Rientrano in questo argomento interventi e commenti che toccano natura e manifestazione della qualità nelle organizzazioni sociali

Intelligenza e libertà

Sono interessanti le posizioni del teologo Vito Mancuso, molto al di là dell’aspetto che riguarda cristianesimo e fede. Ecco alcuni interventi in cui :

 ripropone l’attualità di Simone Weil e del suo pensiero:  la-ragazza-che-sfido-il-tiranno

individua analogie e convergenze tra il pensiero egualmente rigido di scienziati materialisti (il pensiero neodarwinista ortodosso), da un lato, e la dottrina ufficiale della Chiesa cattolica in tema di bioetica, dall’altro “a prima vista sembra non ci debba essere nulla di più distante, ma le cose, forse, non stanno così”:  una-strana-convergenza

rivaluta la capacità di distinzione  tra diritto ed etica   propria dei vecchi democristiani come Andreotti:  etica-di-fronte-alla-vita-vegetale

Sillabo e sberleffo

Questo moderno sillabo è un “catalogo di 40 proposizioni erronee intorno alla scuola”. Si tratta di “frasi che riguardano la scuola contemporanea tratte dalle parole dei ministri Berlinguer e Moratti, da articoli di giornale o da stereotipi dell’opinione pubblica definiti ‘errori popolari’. L’autore in un paio di pagine confuta tali enunciazioni nella sostanza con un argomentare dall’aspetto cartesiano facendo uso di una lingua colta, anzi coltissima, volutamente troppo erudita e troppo classica in modo da ottenere un dirompente effetto comico. Il risultato è una veemente ironia intorno a questi stereotipi popolari e idee bislacche di ministri e giornalisti. Più che l’argomentare dall’aspetto pseudo-scientifico ciò che funziona a meraviglia è questa lingua pregiata usata per esprimere anche volute ‘volgarità’ quale il famoso PERNACCHIO a cui a volte l’autore ricorre per commentare la proposizione di cui si sta occupando. Questo contrasto tra lingua colta e irriverente sberleffo trova qui un equilibrio non facile da raggiungere…”

Ecco il RAE

timeshighereducation pubblica e commenta i risultati del RAE 2008, la valutazione della ricerca inglese, che influenza potentemente i finanziamenti pubblici per le università. Ciò che pesa di più alla fine è il “research power” (a mixture of excellence and volume): questo determina il finanziamento.  Una formula finale  che moltiplica i punteggi medi attribuiti per il volume dello staff di ricerca presentato alla valutazione spiega il cash flow totale ottenuto: così è in testa Oxford (che ha presentato lo staff più numeroso) seguito da  Cambridge, Manchester, UCL, Edinburgh, Nottingham and Imperial College.

Ma THE documenta anche un interessante dibattito: l’ultimo intervento è significativo:

“This discussion has largely ignored the underlying purpose of the RAE. It is not about research quality, or the ‘world class’ work done by Dr X, or Prof. Y. It is a tool invented by civil servants to manage higher education. …   it is an administrative game that academics simply need to play, rather than to take personally. The anxious rants and raves that have featured in this discussion seem to reflect a community that has lost sight of the intrinsic value of its own work. For myself, I have spent four RAEs analysing the rules and playing the game to the best of my ability on behalf of several different departments. But, I have never let it effect my belief in the importance and value of my own research, scholarship or teaching. If, as a community, we are going to discuss this system, let us be clear that its relationship to ‘quality’ is inherently tangential, contingent and largely irrelevant, even when our jobs, and futures and comforts depend on the outcome”.

Quality Forum Conference Summary

E’ disponibile il conference summary del The 3rd European Quality Assurance Forum di Budapest che mette in evidenza l’aspetto di critica ai rankings tanto pubblicizzati dai media e che l’opinione pubblica assorbe con scarsa consapevolezza. Sono strumenti che hanno un significato, ma riguardano più il marketing che la qualità; alla fine più che disorientare il pubblico, disorientano le autorità politiche ed accademiche che, nella smania di ben figurare, compiono scelte incongrue favorendo uno scadimento della qualità.

EQAF: i ranking non premiano la qualitá degli atenei

Dal European Quality Assessment Forum in corso a Budapest emerge una critica radicale ai ranking delle universitá, non tanto in sé ma per l’utilizzo che ne promuovono politici, giornalisti e anche leaders accademici pigri. Dice Lee Harvey nel keynote speech “the real problem with ranking is not   their distorting effect but the desire, by those who should know better in higher education institution, to want to climb league tables. As a result they pursue strategies that have little to do with transformational learning: developing critical reflective learners gains you no points on the world ranking lists…”