Archivi categoria: Riforma delle amministrazioni pubbliche

Rientrano in questo argomento analisi, riflessioni e proposte per il miglioramento delle istituzioni, della loro organizzazione e dei servizi offerti

Federalismo olistico

Nord beffato dal federalismo “olistico”: così titola l’editoriale di ieri il quotidiano “La Provincia di Varese”, allarmato dal modo in cui Tremonti ha presentato in Senato i risvolti economici della legge delega sul federalismo. Merita riportare per intero almeno il passo iniziale (v. anche l’intero documento ).

“Le variabili che devono essere conteggiate per formulare il calcolo sono un numero elevatissimo e cercherò di rappresentarle. Non sono stilizzabili in termini meccanici come nei sistemi semplici, compongono – mi sono informato per dare una risposta scientifica – un sistema olistico come il corpo umano, interagiscono tra di loro essendo interdipendenti e coniugate”.  Straordinario e geniale! Ma quei lombardi che non credono più alle favole iniziano a temere la beffa!

La quarta cultura

 

Nel numero di Hamlet in uscita ho scritto: “Le tre culture che per ora dominano la teoria e la pratica dell’organizzazione sono quelle che enfatizzano i simboli della gerarchia, del mercato e delle relazioni sociali: tutte e tre guardano le cose dall’alto, o, al massimo, dai lati, mai comunque “dal basso”. Non ci si può quindi stupire se quando si dà voce a chi sta alla base emerge qualcosa di dissonante: una sorta di quarta cultura, che però non è un vera alternativa alle tre “ufficiali”. Si tratta forse di una non-cultura che assomiglia all’anomia cara ai sociologi classici. (…) Dove troviamo le tracce di questa situazione? In molti luoghi. Per esempio nella fortuna dei libri negativi sul lavoro e sui capi. O in quella di molti blog che si stanno diffondendo nella rete. O anche nei sondaggi Gallup che evidenziano la presenza di un buon 20% di lavoratori “attivamente disimpegnati” …”.

La cronaca di questi giorni ci offre un esempio riferito al personale di polizia:

 il blog dei cattivi poliziotti , acab  

    Qui la quarta cultura riempie un vuoto di espressione e di comunicazione: la prima, quella gerarchica e delle regole, e la seconda, quella delle relazioni sociali, sono improntate a criteri troppo astratti che non bastano a orientare i comportamenti nelle situazioni critiche; la terza, quella del mercato e del confronto esterno non è sviluppata in un contesto di servizi in monopolio; dal fallimento delle prime 3 culture emerge così la quarta cultura, sommersa e negativa, quasi nichilista. Ma tutto ciò sottende un grande problema organizzativo e di management, che per ora non si affronta. E che non riguarda solo lo stato.   

 

 

 

 

L’immagine perdente

 Forum PA riprende recenti esternazioni di  Brunetta  proponendo il tema orgoglio-e-pregiudizio-in-tempo-di-crisi?   Non è un tema nuovo, in una relazione del 1986 l’avevo identificato come problema dell’IMMAGINE PERDENTE:  nel seguente modo:

“Uno dei punti che più stupisce, considerando la pubblica amministrazione italiana. è quanto essa appaia legata ad una immagine di “basso profilo” e complessivamente “perdente”, e quanto questa immagine pesi anche in quei contesti in cui esisterebbero presupposti di ben diversa natura. La situazione presenta aspetti paradossali per esempio in ciò che riguarda l’atteggiamento del personale; “lavorare nello Stato” non è mai fatto di cui la gente si dichiara soddisfatta o tantomeno orgogliosa anche se poi si scopre che sono rari i casi in cui qualcuno si dimette da un impiego pubblico. (…) Il fatto è che ben difficilmente l’ente riesce a gestire e valorizzare i suoi punti di forza sotto questo piano; poco conta che esso sia in molti casi l’azienda più grande della zona, che operi con processi tecnici più complessi e completi che non quelli di molte imprese che lo servono, che abbia funzioni di regia e di coordinamento degli interventi di molti altri soggetti; che i suoi compiti richiedano in molti campi professionalità del più alto livello, che vi sia nei servizi pubblici un grande spazio potenziale per la creatività e l’innovazione. La cultura e gli atteggiamenti più diffusi continuano a vedere in tutto questo solo un “posto” di lavoro stabile e comodo, non sottoposto a tensioni, che impegna poco e lascia spazio per altri interessi. Si tratta certo di un fatto di coscienza collettiva che va al di là dello specifico “clima organizzativo” che si stabilisce in un ente, tuttavia la mancata reazione contro di questo finisce per fare perdere opportunità notevoli; per esempio, nelle citta italiane, quasi sempre il comune è “centrale”, anche fisicamente, occupa bellissimi palazzi; ma l’immagine sua e quella di chi vi lavora è invece, non di rado, svalutata. Non si può “fare organizzazione” in quel contesto senza porsi la questione dell’immagine e interrogarsi sul perché si generi questo clima negativo ed anche le risorse più preziose finiscano per trasformarsi in pesi”.

Qualche passo avanti da allora si dovrebbe però avere fatto, soprattuto nel governo locale.

L’origine banale dei problemi

Cambiano i governi, ma se si guardano gli interventi normativi dal punto di vista dell’intelligenza delle soluzioni la minestra è sempre la stessa. Con questo articolo luca ricolfi mette il dito sulla piaga a proposito delle riforme dell’istruzione che al di là del merito devono essere continuamente corrette per problemi di semplice buon senso: “sarò forse un ingenuo, ma a me certi errori “legislativi” paiono semplicente il frutto di fretta, superficialità e impreparazione tecnica”… Ricolfi vede però anche cause più profonde…

La debolezza dell’interesse pubblico

Gli interventi di Carlo Trigilia su Il Sole 24 ore e di Roberto Saviano su Il Sole 24 ore toccano il tema della  corruzione  mettendo in evidenza la debolezza dell’etica pubblica e l’incapacità di tutelare l’interesse comune. Per Trigilia siamo messi male sia per quanto riguarda le aspettative dei cittadini verso la politica che  per i meccanismi di selezione della classe politica.  Saviano rileva come “l’imprenditoria criminale in questi anni si è alleata con il centrosinistra e con il centrodestra. Le mafie si sono unite nel nome degli affari, mentre tutto il resto è risultato sempre più spaccato. Loro hanno rinnovato i loro vertici, mentre ogni altra sfera di potere è rimasta in mano ai vecchi. Loro sono l’immagine vigorosa, espansiva, dinamica dell’Italia e per non soccombere alla loro proliferazione bisogna essere capaci di mobilitare altrettante energie, ma sane, forti, mirate al bene comune. Idee che uniscano la morale al business, le idee nuove ai talenti”.