Il neo-ministro Renato Brunetta ha fatto un intervento interessante in conclusione al ForumPA, rilanciando con toni misurati ma decisi quella prospettiva di cambiamento che si era un po’ persa dal 2000 in poi. Ha anche espresso in termini semplici una sua teoria sull’impiego pubblico che sottolinea l’esigenza di incentivi, premi e punizioni legati a una trasparenza di obiettivi e risultati.
Ha riconosciuto che la motivazione intrinseca ai compiti risulta l’unico fattore che agisce come spinta nella PA, risultando un fattore inaspettato per una visione da economista. In passato Bassanini aveva puntato sulle riforme della normativa, più recentemente Stanca e Nicolais hanno promosso l’innovazione tecnologica. Ora si affaccia un discorso di incentivi. In realtà molte strade sono state già provate e percorse e forse non si analizza abbastanza, a livello empirico, cosa ha funzionato e cosa no e per quali motivi.
Nel suo atteso intervento al Forum PA De Rita ha sostenuto che la pretesa di riformare dall’alto la PA è destinata al fallimento, mentre occorre procedere dal basso, con l’iniziativa dei funzionari e delle singole amministrazioni.
Si può condividere l’idea che le riforme generali e trasversali non funzionano, ma strategie di semplificazione e razionalizzazione traggono certamente benefici da una regia di sistema. Un approccio di change management può utilmente mediare, in contesti delimitati e governabili, l’approccio dall’alto e quello dal basso.
Mentre al Forum PA si discute seriamente di come premiare i migliori sulla base di valutazioni serie e responsabili, basate sui fatti e non sulle intenzioni, la più seguita cronaca calcistica ci richiama bruscamente alla realtà della cultura dominante nel paese. Secondo il pensiero del Presidente della Lega Calcio anche nelle decisioni inerenti l’ordine pubblico il criterio di “mettere tutti sullo stesso piano” deve prevalere sulle valutazioni di comportamenti e fatti da parte di organismi professionali e indipendenti.
Oggi si apre a Roma il Forum PA 2008 che ha al suo centro il tema dell’innovazione. L’occasione è importante anche perché coincide con la fase di avvio del nuovo governo e prevede nel suo programma la prima uscita pubblica del nuovo Ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione, Renato Brunetta.
E’ il momento giusto per prendere atto che è necessaria una decisa svolta nel metodo stesso delle riforme per ottenere risultati concreti.Quelle minoranze attive e vitali, care a De Rita e presenti anche nella PA, possono innervare una nuova generazione di progetti di change management che integrino i diversi aspetti dell’ordinamento formale, del disegno di strutture, delle tecnologie e della formazione. Ma al fondo esiste un problema di metodo delle riforme.
Secondo il presidente del Censis Giuseppe de Rita l’Italia è il paese delle minoranze attive e vitali che almeno nell’economia riescono ancora a contrastare il declino. Nel Convegno di apertura del ForumPA, il prossimo 12 maggio, De Rita affronterà il tema in relazione alle prospettive di cambiamento e modernizzazione delle amministrazioni pubbliche: una minoranza di innovatori è presente anche qui ma non riesce a fare sistema e massa critica per risolvere una situazione radicata, in cui oggi è difficile investire, per ragioni di poteri locali, di pesantezza delle istituzioni, di burocratizzazione, di lentezza della giustizia. Anche la più attiva tra le reti di funzionari locali si trova bloccata dalla lentezza delle procedure burocratiche, che investe ogni iniziativa, e dall’eccessivo numero di norme da seguire.
Milano 30 aprile: intervengo alla Laborlab Academy con una testimonianza sul tema della innovazione nelle amministrazioni pubbliche, nell’ambito del corso per i nuovi operatori del mercato del lavoro che rientra nel progettolaborlab cui anche la LIUC partecipa.
Leggete questo brano e provate a indovinare chi lo ha scritto e quando.
“La burocrazia è ordine e continuità; così che molti dei suoi difetti sono necessari per definizione ed inclusi nella sua stessa essenza (…), ma ciò va studiato meglio in relazione alla trasformazione dello Stato odierno, ove si nota una crescente industrializzazione delle sfere autoritative amministrative, e il concetto vecchio di imperium, di diritto pubblico si tempera con elementi privatistici (…) in un ordinamento sociale tendente a progredire occorrono forme meno mandarinistiche, che sveglino i dormienti dal dolce far nulla, che li abituino ad un senso vigile di responsabilità, che li spingano a pensare ed interessarsi alla produttività del proprio lavoro.”
Il nuovo Statuto di autonomia delle Regione Lombardia è stato di recente approvato in prima lettura dal consiglio regionale, con voto bipartisan. Il confronto tra tutte le parti coinvolte ha portato a un risultato ampiamente condiviso, grazie anche all’impegno del Presidente della Commissione Statuto Giuseppe Adamoli. Tuttavia per quanto riguarda il rapporto tra università e politica sono emerse notevoli criticità. Ho fatto parte, insieme ai colleghi Fontanesi e Stella, della Conferenza delle autonomie regionali come rappresentanti delle 12 università lombarde. In questa sede abbiamo cercato di esprimere il disagio delle università Continua la lettura di Le Università lombarde e lo statuto della Regione→
Dopo le elezioni: sembra che avremo un governo stabile. Un recente libro curato da Luca Ricolfi ha riproposto già nel titolo Ostaggi dello Stato il nodo di fondo della realtà italiana. Ci si può chiedere quindi se si vorrà e potrà finalmente affrontare questo problema che le riforme amministrative degli anni ’90 hanno solo lambito. Ricolfi dice: oggi siamo ostaggi dello Stato…. Continua la lettura di Si vorrà affrontare il nodo dello Stato?→
I risultati della ricerca sulla “Crisi dei controlli: confronto fra imprese e istituzioni” sono stati presentati alla Facoltà di Scienze Politiche della Statale di Milano giovedì 17 aprile alle 16.30: programma