La RelazioneTabellini all’inaugurazione dell’anno accademico della Bocconi e il discorso Ornaghi all’inaugurazione della Cattolica a Roma hanno un punto in comune: il richiamo forte al senso di appartenenza al rispettivo ateneo, con particolare riferimento ai docenti, e al significato forte che la formazione e la ricerca rivestono. In una prospettiva diversa, laica in un caso e anche di valenza religiosa nell’altro, si evoca in questo il valore dell’integrazione degli sforzi individuali verso obiettivi condivisi. Per il resto le due relazioni esprimono la diversità delle due realtà: due documenti che vale la pena confrontare e che forse possono dire di più proprio attraverso il confronto.
La relazione del rettore tabellini all’inaugurazione dell’anno accademico Bocconi è significativa per l’affermazione del ruolo delle scienze sociali e delle sue ricadute positive sulle comunità nazionali e internazionali. E’ un documento sul quale vale la pena ragionare e discutere. Un punto che può essere controverso è quello dell’esistenza di un’unica comunità scientifica internazionale di riferimento. Gli spunti finali rivalutano in modo interessante ruolo e identità del docente universitario in tempi in cui questi ha cattiva stampa. Infine si può dire forse che il continuo e ripetitivo insistere sul concetto di eccellenza soffre un po’ il logoramento della parola stessa, 27 anni dopo In search of excellence, e in tempi in cui si è tutti obbligati ad innovare.
Quello che si può apprezzare in questo intervento del nuovo rettore della Bocconi: intervista Tabellini è la chiarezza di idee. I grandi disegni di riforma e i decreti non bastano a promuovere il cambiamento richiesto alle università. Occorre che ciascun ateneo faccia delle scelte e le porti avanti con coerenza. Il progetto Bocconi emerge in questa intervista in modo che più chiaro e netto non si può: «Penso a una Bocconi che magari contribuisca un po’ meno a fare opinione pubblica in Italia ma sia ancor più apprezzata dalla comunità scientifica internazionale »
Ma questa non può essere una ricetta per altre situazioni. Le riforme nazionali sono chiamate a porre le condizioni perchè anche le università statali facciano le proprie scelte: occorre un vero pluralismo di modelli senza forzature operate in base a schemi astratti.
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