giovanni_costa evidenzia in questo articolo (“l’effetto Brunetta è nato ad Harvard”) come il forte calo dell’assenteismo degli statali riproponga qualcosa di noto e cioè l’ormai storico “effetto Hawthorne” e non ancora un “effetto Brunetta”. La partita si gioca sulla lunga distanza.
Mentre si sta aprendo la discussione sul federalismo fiscale, emergono nuove situazioni di crisi finanziaria di enti locali importanti e di diffusi comportamenti di spesa del tutto fuori luogo.
Nel dibattito di Cortina con Bruno Vespa ed Enrico Cisnetto il ministro Brunetta ha parlato della responsabilità della politica e di come misurare la produttività dei dipendenti pubblici: “Perché – ha detto il ministro – tutto ciò che non è misurabile non è migliorabile”. Si può accettare se non si prende alla lettera, tutto è valutabile con un mix di dati oggettivi e giudizi soggettivi; la trasparenza è fondamentale per valutare e qui la battaglia di Brunetta è sacrosanta. Misurare in senso pieno e proprio è altra cosa e di solito non è possibile per le cose complesse. cortina_incontri
Quanto alla disponibilità della politica a rispondere di risultati oggettivi e non di un generico consenso degli elettori è lecito dubitare!
Mentre il Ministro Brunetta continua le sue esternazioni intervento-radioanch’io, si riapre la discussione sulla riforma del pubblico impiego e sulla necessità di reimpostarla: pisauro-lavoce.info
Economisti e giuristi hanno le loro ricette, la mia convinzione è che continui a sfuggire il carattere sistemico della questione; risolverlo significherebbe cambiare globalmente il sistema-paese e la cultura diffusa che lo condiziona. Risultati parziali si possono ottenere con progetti specifici mirati ad amministrazioni definite.
La riforma Brunetta sembra ormai delinearsi con chiarezza da una serie di documenti disponibili. Il ministro stesso l’ha esposta in alcune occasioni pubbliche: interventi-televisivi e audizioni
Mentre i provvedimenti in corso di attuazione sono raccolti in un dossier: dossier-riforma-brunetta
Tutto ciò coinvolge molteplici soggetti cui si richiede un contributo intelligente; la logica bastone & carota risponde a un sentimento popolare diffuso ma di solito non riesce a governare i comportamenti opportunisti che un clima generalizzato di sfiducia tende a riprodurre. Qui si gioca molto, come attivare contributi intelligenti e diffusi, come costruire quel tanto di fiducia che è necessario?
Il ministro Brunetta spiega come la riforma della pubblica amministrazione riguarda tutti, poveri e ricchi, cittadini e imprese e può contribuire a innalzare la produttività del sistema Italia di un buon 30%: intervista-l’occidentale
Finalmente se ne accorgono anche nel Palazzo! Ma il lavoro è ancora tutto da fare.
In questa intervista televisiva il Ministro ha esposto e puntualizzato la sua strategia di intervento che non si esaurisce certo sul solo tema dei “fannulloni”. Comunque lo si valuti, è un documento interessante che sta ravvivando l’attenzione su questi problemi.
L’iniziativa del Ministro Brunetta di dare trasparenza ai dati su retribuzioni, incarichi e curricula dei dirigenti pubblici rilancia in modo forte l’attenzione sulle riforme delle PA e va nella direzione giusta se apre la strada all’adozione di criteri condivisi e generalizzati in tutta la PA, evitando di cavalcare solo l’onda polemica dell’opinione pubblica e agganciandosi a un lavoro serio e pragmatico sul campo: trasparenza.
Il neo-ministro Renato Brunetta ha fatto un intervento interessante in conclusione al ForumPA, rilanciando con toni misurati ma decisi quella prospettiva di cambiamento che si era un po’ persa dal 2000 in poi. Ha anche espresso in termini semplici una sua teoria sull’impiego pubblico che sottolinea l’esigenza di incentivi, premi e punizioni legati a una trasparenza di obiettivi e risultati.
Ha riconosciuto che la motivazione intrinseca ai compiti risulta l’unico fattore che agisce come spinta nella PA, risultando un fattore inaspettato per una visione da economista. In passato Bassanini aveva puntato sulle riforme della normativa, più recentemente Stanca e Nicolais hanno promosso l’innovazione tecnologica. Ora si affaccia un discorso di incentivi. In realtà molte strade sono state già provate e percorse e forse non si analizza abbastanza, a livello empirico, cosa ha funzionato e cosa no e per quali motivi.
Oggi si apre a Roma il Forum PA 2008 che ha al suo centro il tema dell’innovazione. L’occasione è importante anche perché coincide con la fase di avvio del nuovo governo e prevede nel suo programma la prima uscita pubblica del nuovo Ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione, Renato Brunetta.
E’ il momento giusto per prendere atto che è necessaria una decisa svolta nel metodo stesso delle riforme per ottenere risultati concreti.Quelle minoranze attive e vitali, care a De Rita e presenti anche nella PA, possono innervare una nuova generazione di progetti di change management che integrino i diversi aspetti dell’ordinamento formale, del disegno di strutture, delle tecnologie e della formazione. Ma al fondo esiste un problema di metodo delle riforme.