Esistono anche dei dottori commercialisti che hanno spirito. Questo articolo della rivista dell’ordine dei commercialisti bolognesi Il Torresino pubblica questo editoriale dove accosta ai Principi Contabili Internazionali (IAS) il noto giudizio di Fantozzi (il personaggio del film comico non il liquidatore della bad company di Alitalia) sul celebre e noiossimo film “La corazzata Potemkin”. Si legge tra l’altro in questo articolo: “Il mio pensiero è chiaro: i Principi Contabili Internazionali introducono in un rendiconto, quale è il bilancio di esercizio, una soggettività da parte di chi lo redige che rende del tutto inattendibile il risultato che emerge dal rendiconto stesso (…) Dopo fiumi di inchiostro, migliaia dipagine scritte su “CGU (Cash Generating Units), CAPM (Capital Asset Pricing Model), Fair Value”, ecc., finalmente ci si è accorti che i bilanci delle società quotate che adottano gli IAS sono pieni di Intangibles. Ma se ne sono accorti anche i mercati che, spesso, quotano le azioni al di sotto dei mezzi propri,disconoscendo quindi implicitamente parte degli attivi patrimonializzati”.
Personalmente non sono un tecnico dei bilanci e non mi intendo di IAS ma in una ricerca sul capitale intellettuale (e quindi gli intangibles) delle banche avevo scritto ancora nel 2003: “Le conclusioni sinora tratte, sia con riguardo ai contenuti delle risorse intangibili, interpretati attraverso il modello del capitale intellettuale, sia con riguardo alle leve del management, evidenziano come il valore non si ottenga con una semplice sommatoria dei diversi elementi considerati, ma sia il frutto della loro integrazione e coerenza. Il valore in sostanza è espresso da una sintesi di molteplici elementi di natura immateriale: ciò che conta non è la loro massimizzazione disgiunta, ma l’effetto sistema, il bilanciamento dei diversi aspetti, la loro rispondenza a un progetto strategico che li connette insieme. Si sbaglierebbe quindi a trattare il valore degli elementi intangibili allo stesso modo di quelli materiali: quantificare e trattare come statico ciò che per propria natura è qualitativo e dinamico rappresenta una forzatura molto rischiosa. L’attenzione verso le risorse intangibili è quindi giustificata più sul piano delle linee guida per il management, delle leve manageriali che abbiamo considerato, che non su quello della diretta misurazione del valore economico”.