Nell’avvio del nuovo anno merita riflettere su questo articolo di antonio scurati sulla smania di valutare, commemorare, premiare che invade tutti i campi della vita sociale: “la nostra smania valutativa di fine decennio è sintomo della nostra sopravvenuta incapacità di assegnare valore alle cose” … “La Sindrome da Classificazione Compulsiva rientra, insomma, nel nichilismo profetizzato da Nietzsche come cifra interpretativa della decadenza di una civiltà…”
“Si pensi ai premi letterari (dal Nobel in giù). Un tempo avevano valore presso una cerchia interna e ristretta di esperti, appassionati, conoscitori, addetti ai lavori. Oggi, anche nei rari casi in cui conservano ancora qualche valore, lo conservano solo per gli esterni, per chi ignora i meccanismi e le macchinazioni da cui sono governati. Sopravvivono e prosperano in regime di piena esteriorità del loro valore riconosciuto… la pulsione a classificare, commemorare, premiare, configura un nevrotico passage à l’acte, un passaggio impulsivo all’azione non traducibile in parole o pensieri e che porta con sé un carico intollerabile di frustrazione, la frustrazione di chi è incapace di collocare l’esperienza della propria situazione all’interno di un tutto dotato di significato. In questa situazione, per valutare le cose e le persone rimangono soltanto criteri esteriori. Su tutti, trionfa il più esteriore: il successo, questo banale participio passato del verbo succedere, di recente innalzato a metro di tutte le cose”.