Sono usciti i n. 254 e 255 di Sviluppo & Organizzazione. L’ultimo numero, 255 , contiene tra l’altro il commento all’ultimo romanzo di paola mastrocola “Non so niente di te”: so_n255_cinema-e-romanzi
Sono usciti i n. 254 e 255 di Sviluppo & Organizzazione. L’ultimo numero, 255 , contiene tra l’altro il commento all’ultimo romanzo di paola mastrocola “Non so niente di te”: so_n255_cinema-e-romanzi
L’Accademia Italiana di Economia Aziendale ha festeggiato nel suo Convegno di Lecce il proprio bicentenario; un’occasione importante per riflettere sul processo di internazionalizzazione dell’aziendalismo italiano; come osserva Giorgio Invernizzi nella sua relazione introduttiva al Convegno, pubblicare articoli in inglese su riviste estere importanti “non è condizione sufficiente per diffondere l’approccio aziendalistico italiano. E’ solo una condizione necessaria, che addirittura espone a rischi di perdita di identità in assenza di una strategia di internazionalizzazione che coinvolga i nostri Istituti e i nostri Dipartimenti”.
Ottobre è il mese dell’assegnazione dei premi Nobel, ma ve ne è uno fasullo dato che il premio nobel per l’economia non esiste, o meglio, non centra nulla con gli altri nobel: si tratta solo del “premio in scienze economiche della Banca di Svezia in memoria di Alfred Nobel”, istituito alla fine degli anni ’60 fra molte polemiche che durano ancora oggi v. articolo Il Fatto
E’ in distribuzione da oggi nessuno mi può giudicare? il mio nuovo libro che discute criticamente la valutazione dell’università e le diverse pratiche che si stanno sviluppando per ricerca e didattica. Proprio la grande diffusione delle pratiche valutative, sotto la spinta di agenzie come in Italia l’Anvur, rende importante chiarire quale sia “l’uso appropriato della valutazione”. Al proposito, ho inserito in epigrafe al libro questo passo di Michael Quinn Patton:
“Increasingly, the evaluation profession is called on to contribute to the general public welfare, speak truth to power, and support critical thinking in this global age of widespread disinformation and misinformation. As politicians worldwide have adopted the language of evaluation – rhetoric about accountability, outcomes, benchmarks, evidence, impact, lesson learned – evaluators have the added role of assuring that the rhetoric matches reality, and that means working to ensure the appropriate uses of evaluation”.
La scomparsa di Ronald Coase, avvenuta all’inizio di settembre a 102 anni, è stata commentata dai nostri economisti in modo convenzionale, richiamando soprattutto l’argomento dei costi di transazione: v. ad esempio : barba navaretti Ma in fondo l’analisi della convenienza tra produrre in proprio o acquistare è divenuta ormai una banalità; l’attualità di coase sta in altro, per esempio nella sua critica agli “economisti alla lavagna” e nella sua concezione dell’impresa espressa dalla metafora di “un’isola di potere conscio” come avevo sottolineato in un editoriale di sviluppo e organizzazione del 2011 pubblicando anche un articolo di carlo stagnaro che anche ora interviene sul contributo di coase in modo più pertinente, definendolo tra l’altro un “economista di strada”.
Nell’ambito del convegno su equilibri di bilancio e autonomia gestionale delle amministrazioni tenuto il 3 luglio scorso alla camera dei deputati è stato richiamato il mio scritto del 1983 sui circoli viziosi nei rapporti interorganizzativi tra enti locali e organi centrali di governo, un problema che sta riprendendo attualità di fronte alla contraddizione irrisolta tra federalismo fiscale e manovre finanziarie di ispirazione centralistica. La rivista Azienda pubblica pubblicherà prossimamente un dibattito in materia; qui anticipo il mio intervento
Sono appena usciti i risultati della VQR 2004-2010, il grande esercizio di valutazione della ricerca italiana condotto dall’Anvur; contestualmente è disponibile online (sulla rivista internazionale Research Policy) il confronto critico dell’esperienza italiana con quella britannica (RAE e REF che costituiscono il principale riferimento in materia): Rebora & Turri: Italian and UK research assessment exercises face to face
Nell’avviare la VQR l’Anvur si è dichiaratamente ispirata all’esperienza britannica; ma nel passaggio dalla precedente esperienza del CIVR-VTR (2001-2003) a quella nuova sono mancati da noi quell’ampio confronto, quella discussione anche accesa e quella lunga fase di preparazione che ha caratterizzato l’evoluzione dal RAE al REF (in avvio dal 2014). Ora che disponiamo dei risultati della valutazione sarà importante discuterli seriamente, al fine anche di migliorare i futuri esercizi, considerando gli effetti al livello micro oltre che macro ed aprendosi a quella prospettiva di sense – making e di adattamento dinamico ai diversi contesti disciplinari che nel nostro articolo si cerca di indicare.
Ormai sono chiari gli effetti dell’ingorgo normativo di cui parla antonio zucaro sul sito eticapa: la bulimia legislativa indice le amministrazioni a dedicare sempre più risorse alle funzioni di regolazione interna (di auto-amministrazione) per evitare di incorrere in sanzioni e sempre meno risorse sono destinate ai servizi che producono valore sociale e pubblico. Forse è vero che non è tempo di coltivare velleità di grandi riforme destinate ad essere eluse e ad alimentare nuove delusioni. Tuttavia, si deve rilevare che la tempesta normativa degli ultimi anni si caratterizza per una serie di effetti negativi non desiderati, che ormai sono evidenti e che richiedono non tanto un tempo di apprendimento legato a un processo di assimilazione o sedimentazione, quanto una difesa.
Ci sono ingorghi normativi da rimuovere, nodi gordiani da districare, cui non si può evitare di riportare attenzione, perché sterilizzano e bloccano le potenzialità positive sia di risparmio che di innovazione.
Riforme efficaci non possono ignorare questa realtà; non basta concentrare l’attenzione su una operatività intelligente; servono interventi strutturali che orientino l’ordinamento giuridico che presiede al funzionamento delle amministrazioni pubbliche in una direzione compatibile con la complessità e il dinamismo del contesto in cui queste sono chiamate ad operare.
L’opera seicentesca del pittore calabrese Francesco Cozza san-michele-arcangelo-in-lotta-con-il-demonio è stata scoperta in una chiesa romana solo nel 2008, dopo essere stata per tanto tempo ignorata e anche volontariamente occultata: “soprattutto la tanto terrificante e realistica immagine di Lucifero, straripante “ignudo” di matrice michelangiolesca, aveva indotto i Confratelli del Carmine degli inizi del Novecento addirittura a danneggiarla e celarla dietro la più rassicurante immagine di ‘santa Teresina’ “. Cozza contrappone una immagine “fredda” dell’arcangelo (il bene) contro una “calda” e vitale del demonio (il male), fa in modo che le due figure non abbiano alcun punto di contatto e offre a quest’ultimo un volto giovanile e attraente. Una visione inquietante e spiazzante sotto tanti aspetti, per esempio se letta alla luce del rapporto e contrasto tra razionalità e vitalità.
L’articolo di Luigi Fiorentino se il problema è anche la burocrazia mette in luce come le strutture organizzative ministeriali siano ormai divenute completamente rigide; serve un nuovo bilanciamento tra ruoli politici e responsabilità dirigenziali nella pa, a maggior ragione in un contesto nel quale le amministrazioni devono ottenere migliori risultati con meno risorse.