E’ disponibile, sul sito dell’associazione managementclub, il testo della ricerca LIUC da me curata, “La direzione del personale in azione”, già presentata nell’aprile 2009 alla LUISS insieme al terzo rapporto “generare classe dirigente”. L’analisi si pone l’obiettivo di verificare lo stato delle politiche del personale di un campione qualificato di medie imprese operanti in Lombardia dal punto di vista dell’orientamento a riconoscere e valorizzare professionalità e merito, confrontandole con un gruppo di imprese multinazionali
Una ricerca di Adecco Institute , che ha considerato oltre 500 aziende in Germania, Regno Unito, Francia, Spagna e Italia, rileva che la crisi manifestatasi nel 2008 ha determinato un fenomeno generale nelle aziende europee che hanno abbreviato l’orizzonte di riferimento per le politiche del personale e la programmazione degli organici ed hanno visto peggiorare il proprio indice di efficienza demografica. Questo indice, elaborato da Adecco Institute, sintetizza lo stato delle pratiche aziendali in cinque aree: gestione delle carriere, apprendimento e formazione nell’intero arco della vita (lifelong learning), knowledge management, tutela e promozione della salute, diversity management. La caduta di questo indice è forte per tutti (da 182 a 172 punti in media) e costituisce un segnale forte del fatto che le imprese affrontano un problema di lungo termine in un logica di breve termine. Più in generale si registra un trend nel senso dell’abbreviazione nell’orizzonte di riferimento della programmazione del personale. L’arco temporale di pianificazione è sceso dal 2007 al 2008 da 1,1 anni a 1,0 per l’intero personale e da 1,3 a 1,2 anni per professionals & executives, proseguendo peraltro una tendenza calante che dura da un triennio e che appare un chiaro sintomo di una crescente insicurezza sulle prospettive dell’economia accentuata nell’ultimo anno dalla crisi finanziaria globale. Continua la lettura di Efficienza demografica→
La proposta di Tremonti di istituzionalizzare forme di partecipazione dei lavoratori agli utili di impresa sta suscitando dibattito. Il Sole 24 ore pubblica un intervento a favore di michel martone e uno contro di roberto perotti .
E’ significativo forse ricordare che una logica di questo tipo è coerente con l’insegnamento dei maestri italiani dell’Economia aziendale come Zappa, Onida, Masini. Quest’ultimo in particolare considerava la retribuzione integrativa dei lavoratori (in pratica l’assegnazione annuale di una quota dell’utile) come componente normale dell’equazione economica dell’impresa, del sistema dei valori economici e quindi in pratica del suo bilancio di periodo. Questo faceva parte dell’insegnamento economico aziendale impartito in Boccon negli anni ’60, ’70 ed anche ’80. Successivamente queste teorie sono state ritenute poco realistiche e si è assistito al prevalere dell’ideologia dello shareholder value, portata avanti a volte con eccessiva sicurezza e poca concessione al dubbio sotto la spinta di tendenze internazionali concepite come manifestazioni di una verità oggettiva. La tradizione dei nostri studi aziendali si è quindi almeno in parte persa. Abbiamo visto nell’ultimo anno dove ha portato la dottrina dello shareholder value. E’ buffo che ora tornino attuali impostazioni che parevano condannnate al dimenticatoio. Lasciando perdere ragionamenti di tipo politico, si dovrebbe forse riflettere sul fatto che proposte di questo tipo emergano da una cultura di tipo giuridico e siano tendenzialmente rigettate dalla cultura economica.
La bozza del nuovo codice delle autonomie limita fortemente lo spazio per le figure dei direttori generali negli enti locali. Di qui la reazione di Andigel la loro associazione professionale che giustamente difende lo spazio della categoria. La questione non sembra chiusa ma sarebbe utile che la discussione evitasse contrapposizioni di principio o quasi ideologiche tra segretari (che hanno una carriera regolata per concorsi) e direttori (inseriti con contratti a tempo determinato) per basarsi su esami più obiettivi dei pro e contro delle esperienze fatte in oltre 10 anni.
E’ uscito in edicola (con L’impresa, rivista de Il sole 24 ore) il numero di luglio-agosto di hamlet (n. 4, 2009) dedicato a “Vita e lavoro: cicli in contrasto alla ricerca di equilibrio”: indice
“Gli esseri umani sono prigionieri di tele di significato che essi stessi hanno tessuto” è una delle letture possibili della mostra purple desk di Matthias Schaller alla Fondazione Cini, che ritrae la Curia romana attraverso gli studi dei cardinali nella forma di “ritratto indiretto” (ossia senza la presenza fisica degli stessi).
Un vecchio articolo di La repubblica delle donne n. 609 p. 60 e ss. propone temi che restano attuali come gli uffici disegnati in modo favorevole alla creatività e l’impatto della presenza femminile in posizioni di responsabilità. Nel più recente n. 653 p. 32 e ss. si propongono invece esempi di imprenditorialità partecipata, sociale e solidale.
Le arti sono vitali quanto le scienze, dice il ministro britannico della higher education, in un discorso sulle due culture : i lavori del futuro non sarnno creati senza l’apporto dell’arte e delle scienze sociali e comunque l’economia e la società hanno bisogno di tutte le forme di conoscenza e di cultura, del resto sempre meno separate dalle tradizionali barriere disciplinari. Si può vedere nel discorso un bilanciamento rispetto alla recente creazione del Department for Business, Innovation and Skills, che supervisiona le universià ed enfatizza il “valore economico” della higher education.
Segnalo il sito personale di Marco Vitale, ove sono accessibili tra l’altro i suoi articoli recenti e degli anni scorsi, di grande interesse per l’attuale dibattito sulla crisi. L’idea di fondo di “combinare un’economia di mercato imprenditoriale e competitiva con una visione umana e umanistica dell’attività economica” trova molteplici sviluppi anche con richiami storici di grande interesse.
Si stringono i tempi per l’approvazione del decreto attuativo della legge Brunetta; ecco un commento interessante di carlo dell’aringa : si sostiene che “è meglio privilegiare la valutazione delle strutture rispetto alla valutazione dei singoli dipendenti. Le ricerche condotte su questo tema confermano che si ottengono risultati migliori se si valutano i gruppi anziché i singoli lavoratori. Certo occorre fare entrambe le cose, ma il decreto pur insistendo molto sulla valutazione delle strutture, sembra troppo concentrato sul differenziare i compensi tra i singoli dipendenti, per colpire i “fannulloni” e premiare i meritevoli. Giusto, ma non basta”. Sul tema è in preparazione un numero speciale di Risorse Umane nella PA.