E’ aperto un dibattito di economist su reaching 65: si propone l’abolizione delle attuali regole che in molti paesi prevedono la normalità del pensionamento alla soglia dei 65 anni. Lavorare più a lungo, ma soprattutto personalizzare la scelta del momento sembra l’idea chiave…
Il caso dei vigili di Napoli improntato al concetto di piu-multe-per-fare-carriera riproduce ancora una volta il classico esito dell’uso incongruo di concetti produttivistici applicati fuori tempo e fuori luogo.
La Conferenza di Venezia su happiness-and-relational-goods ha prodotto una serie di materiali interessanti sulla rilevanza di benessere e relazioni interpersonali nelle situazioni di lavoro e nell’economia.
Questo apre una suggestione interessante e merita la ricerca di ulteriori evidenze. Un maschilista maligno potrebbe però insinuare che a volte le donne manager per legittimarsi rispetto agli azionisti sono costrette a puntare di più su risultati chiari e netti, come quelli degli utili, limitando i rischi e andando sul sicuro…
nella mia ricerca sui capi azienda di qualche anno fa emergeva qualcosa di simile, con le poche donne al vertice che adottavano più frequentemente dei maschi uno stile di gestione molto freddo e razionale…
Il servizio di la Repubblica delle donne non dite vecchi ( 23 ) riferisce del libro di Henri Alford How to live, che illustra la vitalità emergente dell’età avanzata. Un documento in più illuminante sul tema dell’ageism.
E’ uscito il n. 2/2009 della rivista Risorse umane nella PA indice. Contiene tra l’altro un editoriale di renato ruffini “verso una nuova riforma del pubblico impiego” e il mio scritto tipi-di-professori nella rubrica Letture e visioni.