Oggi si avvia a Roma il FORUM PA con la bozza di decreto legislativo su produttività, efficienza e trasparenza al centro della discussione. E’ un’occasione importante di confronto su una riforma che resta di grande importanza comunque si valuti l’impostazione sinora adottata.
Trovarsi a proprio agio nel gestire ambiguità e incertezza, “intorno agli angoli e nei margini sfumati”, è il messaggio di questo intervento sulla leadership dei capi azienda proposto da stanford.edu
Il confronto acceso e pubblico tra i due candidati alla presidenza della Banca Popolare di Milano dà evidenza alla particolare governance cooperativa di questo istituto, dove i dipendenti sono soci e in pratica risultano decisivi per le decisioni dell’assemblea. Le posizioni dei due candidati mazzotta e ponzellini hanno avuto ampia risonanza. In tempi in cui i sindacati dei didendenti stanno per divenire azionisti di GM e Chrysler il pluralismo possibile dei modelli di governance d’impresa emerge con inaspettato realismo.
Un’ampia maggioranza dei lavoratori tedeschi non è impegnata nel suo lavoro. Questo ci dice un recente sondaggio Gallup Employee-Disengagement-Plagues-Germany
Il tasso dei lavoratori attivamente disimpegnati è arrivato al 20% : altri dati e commenti La causa principale sembra risiedere nella carenza di leadership: “My boss is really good professionally . . . but leading employees is absolutely not his cup of tea,” risponde argutamente uno degli intervistati. Il tipico approccio tedesco al management poggia infatti sulla seniority più che sul merito…. i dati comunque alla fine non sono così diversi da quelli degli stati uniti e dei paesi europei, Italia compresa…
Il terzo rapporto “generare classe dirigente” è stato presentato nei giorni scorsi: rapporto-classe-dirigente Il contributo LIUC a queso progetto è rappresentato da una ricerca da me curata su “la direzione del personale in azione: gestione delle risorse umane e valorizzazione del merito nelle medie imprese”. Nel confronto delle prassi prevalenti nelle medie imprese italiane rispetto ad aziende multinazionali di equivalente dimensione emerge un più marcato orientamento alle persone che bilancia forse il minor grado di specializzazione della funzione personale.
Divertente il siparietto milanese all’insegna del pago io la multa all’artista di strada, derivante dall’eccesso di zelo dei vigili. Scopriamo così ancora una volta i limiti delle regole , ma il sindacato non l’ha presa bene. Si potrebbe forse dire con Nietzche “vogliono la regola perché essa toglie al mondo il suo aspetto pauroso”.
Il nuovo libro di Maurizio Catino affronta il tema della miopia organizzativa, che è causa spesso di fallimenti e incidenti. L’analisi si sviluppa anche in positivo, testimoniando come si possano progettare organizzazioni in grado di offrire sicurezza. Maurizio negli anni scorsi ha studiato a fondo la dinamica del disastro di Linate, dei due aerei che si sono scontrati a terra nell’ottobre 2001. I parenti delle vittime hanno promosso il comitato8ottobre una Fondazione che sta dando un contributo fondamentale per il miglioramento della sicurezza, a partire dal trasporto aereo ma con ripercussioni anche in altri settori. Queste persone, con la collaborazione di esperti come Catino, danno una grande prova di come sia importante lavorare sugli eventi negativi, anche i più tragici come questo, non tanto nell’ottica di punire i colpevoli ma in quella di capire la genesi degli errori. Incidenti e disastri non nascono solo dall’errore umano ma hanno radici nelle organizzazioni e nei rapporti tra diverse organizzazioni.
Per ora L’Italia sembra meno interessata di altri paesi da questi fenomeni di critica sociale Da noi prevalgono ancora gli imprenditori, e i manager non sono ancora un gruppo sociale molto forte; ma la responsabilità è un fatto personale, può essere giusto cambiare le regole ma non lo è certamente colpevolizzare intere categorie soprattutto quando non hanno un peso particolare negli assetti di potere reale.
Tuttavia, se si legge bene, vengono criticati certi comportamenti e dati di fatto, come gli scarsi titoli di studio e il troppo tempo dedicato alle relazioni, ma nulla si dice sui risultati ottenuti dalle loro aziende. Per capire di più bisognerà leggere le ricerche in questione, ma l’approccio del giornale sembra aprioristico, dato che oggi è di moda accusare i manager.