Quando si può mandare a quel paese il proprio capo? Il sole 24 ore riassume regole e sentenze in materia di conflitti interpersonali in azienda.
Rientrano in questo argomento gli interventi sul rapporto tra persone e organizzazioni e sui temi del mercato del lavoro
Quando si può mandare a quel paese il proprio capo? Il sole 24 ore riassume regole e sentenze in materia di conflitti interpersonali in azienda.
La qualità del lavoro resta un problema nell’economia della conoscenza: i-lavoratori-della-conoscenza-lontani-dal-buon-lavoro Un problema che la crisi accentua .
L’articolo di Franco Locatelli sul Sole del 6 marzo riconosce i successi delle banche di territorio, anche se avverte che è solo il primo round…. IN-BANCA-PICCOLO-E-DI-NUOVO-BELLO-CONTA-IL-TERRITORIO – Più tranchant è l’opinione di Roberto Zuccato, Presidente degli Industriali di Vicenza “A Vicenza le banche popolari e le cooperative hanno mantenuto radici salde e riconoscono il bravo imprenditore al di là dei numeri. I grandi istituti di credito, invece, in questi ultimi anni hanno via via inserito dei giovanotti più spregiudicati, gente bravissima a piazzare i derivati ma con una scarsa conoscenza del territorio e delle sue aziende” (Il Sole 24 ore, 21 marzo, art. di Mariano Maugeri “Le grandi banche non sanno ascoltare le voci del Nord-Est”).
Il ministero per l’amministrazione pubblica e l’innovazione ha attivato una consultazione di esperti in merito ai provvedimenti applicativi della recente legge delega sul lavoro pubblico. Ho risposto quindi al questionario inoltrato formulando una serie di valutazioni e proposte
Esistono anche dei dottori commercialisti che hanno spirito. Questo articolo della rivista dell’ordine dei commercialisti bolognesi Il Torresino pubblica questo editoriale dove accosta ai Principi Contabili Internazionali (IAS) il noto giudizio di Fantozzi (il personaggio del film comico non il liquidatore della bad company di Alitalia) sul celebre e noiossimo film “La corazzata Potemkin”. Si legge tra l’altro in questo articolo: “Il mio pensiero è chiaro: i Principi Contabili Internazionali introducono in un rendiconto, quale è il bilancio di esercizio, una soggettività da parte di chi lo redige che rende del tutto inattendibile il risultato che emerge dal rendiconto stesso (…) Dopo fiumi di inchiostro, migliaia dipagine scritte su “CGU (Cash Generating Units), CAPM (Capital Asset Pricing Model), Fair Value”, ecc., finalmente ci si è accorti che i bilanci delle società quotate che adottano gli IAS sono pieni di Intangibles. Ma se ne sono accorti anche i mercati che, spesso, quotano le azioni al di sotto dei mezzi propri,disconoscendo quindi implicitamente parte degli attivi patrimonializzati”.
Personalmente non sono un tecnico dei bilanci e non mi intendo di IAS ma in una ricerca sul capitale intellettuale (e quindi gli intangibles) delle banche avevo scritto ancora nel 2003: “Le conclusioni sinora tratte, sia con riguardo ai contenuti delle risorse intangibili, interpretati attraverso il modello del capitale intellettuale, sia con riguardo alle leve del management, evidenziano come il valore non si ottenga con una semplice sommatoria dei diversi elementi considerati, ma sia il frutto della loro integrazione e coerenza. Il valore in sostanza è espresso da una sintesi di molteplici elementi di natura immateriale: ciò che conta non è la loro massimizzazione disgiunta, ma l’effetto sistema, il bilanciamento dei diversi aspetti, la loro rispondenza a un progetto strategico che li connette insieme. Si sbaglierebbe quindi a trattare il valore degli elementi intangibili allo stesso modo di quelli materiali: quantificare e trattare come statico ciò che per propria natura è qualitativo e dinamico rappresenta una forzatura molto rischiosa. L’attenzione verso le risorse intangibili è quindi giustificata più sul piano delle linee guida per il management, delle leve manageriali che abbiamo considerato, che non su quello della diretta misurazione del valore economico”.
Il motto tremontiano “silete economisti!” inizia a trovare applicazione nelle business schools. Questo articolo sul managerilluminato di D – la_repubblica_delle_donne – documenta l’apertura a culture diverse nella formazione dei manager. Speriamo che il terreno sia recettivo!
Esistono classifiche sui luoghi di lavoro che attraggono maggiormente i giovani. Che tipo di azienda sembra in cima ai desideri dei giovani che si laureano?
a) una grande banca
b) la Ferrari
c) una televisione
d) Google
Lunedì la risposta
Si diffondono i siti che raccolgono valutazioni “dal basso” sul management e sugli ambienti di lavoro, classificandoli con giudizi e punteggi.
Uno spot: intervista in affaritaliani sul master in management della piccola e media impresa (MAPI), che partirà nei prossimi mesi con la IV edizione alla LIUC.
Michele Serra ricorda i 22 anni di successo de I simpson Ma la valenza del cartoon americano riguarda anche il mondo del management e del lavoro. Czarniaska e Rhodes (2006) osservano al proposito: “Le storie di The Simpsons sono ambientate nella città di Springfield dove la più grande impresa e il maggiore datore di lavoro è la Springfield Nuclear Power Plant (SNPP), di cui è proprietario e direttore C. Montgomery Burns. La sua figura di industriale vecchio-stile, capo impresa dispotico, laureato a Yale è contrapposta a quella di Homer Simpson, rappresentato come un personaggio buffo, semplice, che mangia bomboloni e beve birra di continuo. A 36 anni Homer detiene il record di dubbio prestigio di essere restato più anni di tutti nella posizione lavorativa di ingresso in SNPP. Molti episodi di The Simpsons giocano sulla relazione tra questi due personaggi caricaturali per mettere in questione molte ideologie che permeano la vita di lavoro, come la meritocrazia, nel quadro di una più ampia messa in ridicolo della pubblicità, dei vacui talk show, delle varie storie televisive, che la famiglia dei Simpsons appare amare morbosamente.