Michele Serra ricorda i 22 anni di successo de I simpson Ma la valenza del cartoon americano riguarda anche il mondo del management e del lavoro. Czarniaska e Rhodes (2006) osservano al proposito: “Le storie di The Simpsons sono ambientate nella città di Springfield dove la più grande impresa e il maggiore datore di lavoro è la Springfield Nuclear Power Plant (SNPP), di cui è proprietario e direttore C. Montgomery Burns. La sua figura di industriale vecchio-stile, capo impresa dispotico, laureato a Yale è contrapposta a quella di Homer Simpson, rappresentato come un personaggio buffo, semplice, che mangia bomboloni e beve birra di continuo. A 36 anni Homer detiene il record di dubbio prestigio di essere restato più anni di tutti nella posizione lavorativa di ingresso in SNPP. Molti episodi di The Simpsons giocano sulla relazione tra questi due personaggi caricaturali per mettere in questione molte ideologie che permeano la vita di lavoro, come la meritocrazia, nel quadro di una più ampia messa in ridicolo della pubblicità, dei vacui talk show, delle varie storie televisive, che la famiglia dei Simpsons appare amare morbosamente.
La scandinavia propone una serie di nuovi e brillanti personaggi che sanno intervenire anche su temi di management: speakersnet , come Jonas Ridderstrale e Kjiell Nordstrom, autori tra l’altro di funky business forever
Piero Celli in questa intervista dichiara Finita_era_degli_squali : ora il successo in azienda passerebbe per l’altruismo. Convince poco sia la valutazione sul passato che sulla situazione attuale e futura. Ci sono mode e fattori che la stampa enfatizza. Ma le organizzazioni hanno sempre avuto bisogno delle qualità che ora Celli rivaluta e che non sono mai state troppo premiate. Presumibilmente ciò varrà anche in futuro.
Può servire rileggere le esperienze del passato per affrontare un futuro incerto. La Stampa pubblica un articolo di Draghi su guido carli l’innovatore Il corriere uno di DeRita su stress da crisi
Questa frase è nell’articolo del teologo vito mancuso che offre parecchi spunti di interesse:
“… in Italia i più ritengono che il singolo sia più importante della società, e per il bene del singolo non si esita a depredare il bene comune della società. Da qui il tipico male italiano che è la furbizia, uso distorto dell’ intelligenza. Il furbo è un intelligente che sbaglia mira, che non ha un oggetto adeguato su cui dirigere l’ intelligenza, che non capisce il primato dell’ oggettività e la dirige solo su di sé. Al contrario chi sa usare davvero l’ intelligenza capisce che la vita contiene valori più grandi del suo piccolo Io, e di conseguenza vi si dedica. L’ intelligente gravita attorno a una stella, il furbo invece fa di se stesso la stella attorno a cui tutto deve ruotare. Con l’ ovvio risultato che un insieme di intelligenti è in grado di creare un sistema, in questo caso non solare ma sociale, mentre un insieme di furbi è destinato semplicemente al caos e alla reciproca sopraffazione. Noi italiani siamo più corrotti perché usiamo in modo distorto la nostra intelligenza, e tale distorsione la si deve alla mancanza di un’ idea comune più grande dell’ Io, cioè di una religione civile e dell’ etica che ne discende”.
E’ uscito il n. 6, 2008 di Risorse Umane nella PA , con un editoriale di Renato Ruffini sulla leadership. La rubrica Letture è visioni è dedicata stavolta a due libri che trattano di supermercati e hanno in comune “uno sguardo dal basso”.
C’è materiale per gli studi sulle “reti d’impresa” e la network analysis. L’autorità antitrust ha pubblicato la sua indagine conoscitiva sul settore finanziario antitrust-governance che ha messo in luce: INTRECCI PERSONALI E AZIONARI FRA CONCORRENTI SENZA PARAGONI IN EUROPA. L’80% DEI GRUPPI ESAMINATI HA NEI PROPRI ORGANISMI SOGGETTI CON INCARICHI IN CONCORRENTI.
Secondo l’autorità occorre quindi: RIVEDERE LA GOVERNANCE PER AUMENTARE LA TRASPARENZA E RECUPERARE LA FIDUCIA NECESSARIA PER SUPERARE LA CRISI. OCCORRONO INTERVENTI REGOLATORI E AUTOREGOLATORI
Per l’Unione Europea il 2009 è “The European Year of creativity and innovation”. C’è anche un sito dedicato che offre una interview-with-professor-de-bono nominato Ambasciatore di questa iniziativa. Certo i contenuti dell’intervista sono un po’ deludenti, non tanto innovativi e creativi! Quanti anni sono che De Bono ripete queste cose?