E’ uscito leadership & organizzazione con le 14 interviste di Chiara Lupi ad “altri manager”, o “manager altri”, personaggi che guidano organizzazioni particolari, dove gli aspetti economici, industriali e commerciali non sono dominanti rispetto a finalità più ampie che possono essere di ordine etico, estetico, culturale, creativo e altro ancora. Insieme a Renato Boniardi di GEA ho cercato di trarre da questi interventi alcuni spunti di riflessione in ottica organizzativa e di management.
Il problema di una leadership troppo lontana dalla base riguarda tutte le grandi organizzazioni e non è solo un problema di “democrazia” perché investe direttamente l’efficacia operativa. fabrizio barca pone lucidamente questo aspetto al centro della sua “Memoria politica dopo 16 mesi di governo”, diffusa nell’aprile 201profilando la sua idea di “partito nuovo per un buon governo” che sia innanzitutto mobilitatore di conoscenze:“perseguire la concentrazione delle decisioni nelle mani di pochi non è solo in tensione con il principio di rappresentanza. È anche in tensione con il principio di competenza. È un errore e basta. È l’errore compiuto (…) durante l’ultimo trentennio affidandosi per decisioni di grande importanza a managere tecnici privati o alle tecnocrazie degli organismi internazionali, nell’assunto che essi conoscessero le regole e le istituzioni che, in modo indipendente dai contesti, consentono di assicurare decisioni buone. La grave crisi economica in atto è anche, in larga misura, il risultato di questo errore. Urge allora riconoscere in un partito volto alla ‘mobilitazione cognitiva’ anche un partito che lavora, con costanza, a ricomporre principio di maggioranza e principio di competenza (…) Serve un partito che lo faccia senza negare la complessità del sistema delle conoscenze necessarie ad assumere decisioni pubbliche, come chi ritiene la Rete un sostituto possibile dei partiti. E che, riconosca che solo la mobilitazione di tutte le conoscenze disponibili può affrontare realtà complesse in modo adeguato. In sintesi, la ricomposizione fra cittadini votanti e cittadini proponenti e partecipanti è l’unico vero ponte possibile fra principio di maggioranza e di competenza”.
In questo discorso su solitude-and-leadership pieno di spunti di riflessione si coglie l’essenza della crisi morale che non è solo italiana. Non ci sono leader perché la conformità prevale sulla capacità di pensare e le organizzazioni restano burocrazie dove i migliori non arrivano ai vertici.
We have a crisis of leadership in this country, in every institution. Not just in government. Look at what happened to American corporations in recent decades, as all the old dinosaurs like General Motors or TWA or U.S. Steel fell apart. Look at what happened to Wall Street in just the last couple of years.
That’s really the great mystery about bureaucracies. Why is it so often that the best people are stuck in the middle and the people who are running things—the leaders—are the mediocrities? Because excellence isn’t usually what gets you up the greasy pole. What gets you up is a talent for maneuvering. Kissing up to the people above you, kicking down to the people below you. Pleasing your teachers, pleasing your superiors, picking a powerful mentor and riding his coattails until it’s time to stab him in the back. Jumping through hoops.
Domenico DeMasi su la7 discute con Rampini e Gruber della sciagura della nave da crociera metttendo in evidenza la disorganizzazione ma coglie l’occasione anche per proporre la scienza dell’organizzazione come “scienza principale” del XX e XXI secolo, troppo sottovalutata e inascolatata soprattutto in Italia: dobbiamo recuperare l’importanza dell’organizzazione, uscire dall’idea che il bene e il male dipendano da un protagonista che da una parte è un eroe e dall’altra è un demone.. dietro di loro c’è una intera organizzazione.. dobbiamo recuperare l’importanza dell’organizzazione collettiva senza affidarci ogni volta a un salvatore …
A distanza di qualche hanno dal fallimento lehman, mentre la crisi generata dal mondo della finanza non finisce, merita riconsiderare le lezioni tratte in quel momento da Michael Beer lehman-strategy-failure-leadership-managing Cinque parole sintetizzano le scelte sbagliate: purpose, strategy, risk, motivation and truth.
Walter Tocci in queste confessioni_di_un_politico pubblicate dalla Rivista di Psicologia analitica compie una riflessione inusuale e profonda che indaga nella spiritualità della politica alla ricerca delle radici del cambiamento di una società. Tra l’altro mostra come “Il vero politico agisce dentro la trasformazione, ma con la testa altrove, senza farsi incantare dalle retoriche vincenti. Stare nel secolo, senza credere alle sue illusioni…mantenere, cioè, una radicale distanza intellettuale dal corso delle cose, muovendosi però con il realismo dei rapporti di forza…”
Significativo è anche il concetto proposto di “dissimulazione onesta” …v. Torquato Accetto
Tra i tanti commenti sulla figura di Steve Jobs è significativo quello di Richard Rumelt , che sottolinea quello che il fondatore di Apple non faceva: tra l’altro non si preoccupava tanto delle metriche di risultato e i concetti di visione e missione gli erano piuttosto estranei.
E’ uscito il nuovo numero della rivista; nel sommario trovano spazio argomenti come l’executive compensation, le politiche del pesonale e lo storytelling aziendale. Nella rubrica cinema-e-romanzi il film di Nanni Moretti Habemus Papam offre lo spunto per una critica alle sproporzionate attese verso i leader. In tutti i campi ….
Per il prossimo 29 settembre è programmato il terzo convegno della rivista: RI-DISEGNARE L’ORGANIZZAZIONE – Integrare ruoli organizzativi, tecnologie e conoscenze nella media impresa italiana