L’articolo di Mucchetti su Fratelli Branca mette in luce come il fine_dell_impresa sia una costruzione sociale che da significato alle cose e avanza il dubbio di una contraddizione insanabile con la logica della finanza.
Rientrano in questo argomento interventi e commenti che riguardano il ruolo e le caratteristiche dei leader nelle organizzazioni sociali
L’articolo di Mucchetti su Fratelli Branca mette in luce come il fine_dell_impresa sia una costruzione sociale che da significato alle cose e avanza il dubbio di una contraddizione insanabile con la logica della finanza.
Il dottor frattale : come l’autore comico walter fontana aveva anticipato temi che la crisi ha poi portato in evidenza.
Continuano la riflessione e il ripensamento innescati dalla crisi nell’ambiente delle business_school , come evidenzia questo nuovo rapporto internazionale; l’impressione è che tutto questo sia ancora abbastanza staccato da quanto avviene nelle imprese, dove chi decide è pressato da esigenze più immediate.
Il richiamo di milioni di autovetture incrina la reputazione di un modello di qualità sinora indiscusso: toyota-spirito-tradito? le opinioni degli esperti tuttavia divergono ed emerge il rilievo di fattori culturali più ampi dei soli aspetti di metodo. V. anche: squadra-che-vince-si-cambia
Jim March, grande maestro degli studi di organizzazione ormai più che novantenne, ha realizzato un film su Don Chisciotte che tratta di leadership ora disponibile sul sito di Stanford:
“But why Don Quixote? What lessons can we learn from the fictional 16th-century gentleman who careered around the Spanish countryside tilting at windmills and challenging sheep to battle? Indeed, as March says in the film: “We live in a world that emphasizes realistic expectations and clear successes. Quixote had neither. But through failure after failure, he persists in his vision and his commitment. He persists because he knows who he is.”
Nelle riflessioni sull’economia e l’impresa del dopo crisi si segnalano gli interventi di esponenti del mondo cattolico sulla scia della recente enciclica. Per esempio quelli di Gotti-Tedeschi virus-nichilista-che-contagia-capitalismo e Bazoli: bazoli-merito-deve-unire . Quest’ultimo afferma “Nella valutazione della professionalità dei manager e dell'” eccellenza” delle aziende sembra evidente che dovrebbe trovare maggior peso la capacità di “farsi carico” – secondo un’esigenza esplicitamente richiamata anche dall’ultima enciclica – degli interessi “di tutte le categorie di soggetti che contribuiscono alla vita dell’impresa” e, in ultima istanza, dell’intera “comunità di riferimento”. E così pure, per quanto riguarda la concorrenza, non si può fare a meno di osservare come la concezione genuina di un pluralismo di operatori – utile, anzi indispensabile, al fine di migliorare la qualità dei servizi e dei prodotti offerti al mercato – sia oggi sopraffatta dalla prassi di una competizione volta all’eliminazione dei concorrenti, a malapena controllata dalla legge”.
Sono cose che si possono in gran parte condividere in una prospettiva laica, di una ricerca di significato nell’ambito di tutte le sfere di attività come fondamentale antidoto alla deriva del nichilismo.
giulio sapelli riprende Financial Times sul fatto che «Le business school non sono state in grado di articolare quello che dovrebbe essere il ruolo del management». E’ un problema non di istruzione tecnica ma di formazione: “si afferma a chiare lettere che il ruolo del manager, in definitiva, è quello di essere classe dirigente e quindi di dar vita sempre a comportamenti universalistici, non egoistici, disinteressati. Le ragioni del fallimento risiedono nell’ incapacità di creare una cultura della professione e della responsabilità della professione stessa. Si sono formate e si formano, in tal modo, persone che pensano, cito: «Più a se stessi che agli investitori»”.
Fortune pubblica la classifica delle 25 imprese mondiali più capaci nello sviluppo della leadership.
Il Dean della IESE ripropone una visione umanistica dell’impresa con una riflessione autocritica sulle business schools:
“The humanistic deficit. In many schools, faculty members see firms as organizations whose social purpose is to maximize profits for shareholders, and align executive pay to economic performance. Unfortunately, these theories have displaced some higher ideals in the business world
and the force of pragmatism in getting results has become the dominant paradigm.
The claim that people are important is stronger than ever; but in practice, many decisions are taken without considering their impact on people. Today, we have management models completely void of human presence, where decision making happens in a mechanical way and incentives shape
the motivations of the agents.
At the beginning of the 20th century, prominent business people had the perception that companies had a social purpose, beyond making money. As a matter of fact, the foundation of schools such as Harvard and IESE is rooted in the conviction that educating business leaders in a rigorous, ethical way is important for the good of society.”