L’articolo di Luigi Fiorentino se il problema è anche la burocrazia mette in luce come le strutture organizzative ministeriali siano ormai divenute completamente rigide; serve un nuovo bilanciamento tra ruoli politici e responsabilità dirigenziali nella pa, a maggior ragione in un contesto nel quale le amministrazioni devono ottenere migliori risultati con meno risorse.
Il ministero dei Beni culturali ha provveduto al piano anticorruzione ai sensi della recente legge 190/2012. La natura iper-burocratica di queste norme ha generato il mostro di una circolare che dispone rotazioni frequenti dei dirigenti di cui l’articolo di settis ha evidenziato gli aspetti perversi, si deve sperare “non voluti”. Una volta di più emerge l’insostenibilità dell’attuale ordinamento amministrativo che porta sempre più a costruire “gabbie di carta” .. altro che la weberiana “Iron Cage” della burocrazia
Il sito EticaPA ospita opportunamente un recente articolo in cui sabino cassese trae un bilancio della “privatizzazione” del rapporto di lavoro pubblico, a partire dalle premesse poste 35 anni fa. Sarebbe tempo di fare questo bilancio in un contesto di discussione più aperta; le considerazioni di Cassese (ora giudice costituzionale, ma ministro della funzione pubblica nel governo Ciampi all’epoca di avvio del d l.vo 29/93) sono interessanti ma sembrano rivolgersi quasi solo al mondo dei giuristi, sono tutte interne a questa cultura; poi, quando si cercano i motivi per cui si deve constatare ‘la grande illusione’ di questa riforma (espressione che compare già nel titolo dell’articolo) lui stesso osserva che ‘Su tutto domina la difficolta dell’amministrazione pubblica di assumere il ruolo del datore di lavoro’: già ma questo non è un problema solo giuridico … bisognerebbe guardare anche in altre direzioni.
La riorganizzazione dei tribunali segna il passo. Come sempre accade, le norme apparentemente drastiche sui recuperi di efficienza si diluiscono via via nella lunga catena dei provvedimenti attuativi. L’accorpamento dei tribunali è fondamentale non solo per risparmiare risorse ma anche per consentire una maggiore specializzazione dei magistrati. E’ una delle tante occasioni perdute che dipende anche dal metodo con il quale si avviano queste riforme, sempre lo stesso da decenni … purtroppo non si impara dagli errori
Questo intervento di vincenzo visco segnala il punto critico dell’attuale regime di finanza pubblica messo in evidenza dalla vicenda dei crediti delle imprese verso la PA; purtroppo non è stato mai affrontato negli utlimi 15 aani anche quando visco era ministro.
“Occorrono riforme radicali nel funzionamento del ministero del Tesoro anche nei suoi rapporti con gli altri enti di spesa decentrati, riforma del sistema di federalismo finora introdotto, spending review effettive (il che significa essenzialmente la riforma delle strutture organizzative della P.A.), bilanci standard per gli enti locali, prontuario e classificazione delle singole voci di spesa uniformi e condivisi, monitoraggio continuo dei processi di spesa e dell’andamento delle entrate a tutti i livelli di governo con la ricostruzione/integrazione dei sistemi informativi esistenti, responsabilità personale degli amministratori (politici e non), programmazione dei tagli e dei risparmi da effettuare che siano sostenibili e quindi attuabili ecc.”
Il problema di una leadership troppo lontana dalla base riguarda tutte le grandi organizzazioni e non è solo un problema di “democrazia” perché investe direttamente l’efficacia operativa. fabrizio barca pone lucidamente questo aspetto al centro della sua “Memoria politica dopo 16 mesi di governo”, diffusa nell’aprile 201profilando la sua idea di “partito nuovo per un buon governo” che sia innanzitutto mobilitatore di conoscenze:“perseguire la concentrazione delle decisioni nelle mani di pochi non è solo in tensione con il principio di rappresentanza. È anche in tensione con il principio di competenza. È un errore e basta. È l’errore compiuto (…) durante l’ultimo trentennio affidandosi per decisioni di grande importanza a managere tecnici privati o alle tecnocrazie degli organismi internazionali, nell’assunto che essi conoscessero le regole e le istituzioni che, in modo indipendente dai contesti, consentono di assicurare decisioni buone. La grave crisi economica in atto è anche, in larga misura, il risultato di questo errore. Urge allora riconoscere in un partito volto alla ‘mobilitazione cognitiva’ anche un partito che lavora, con costanza, a ricomporre principio di maggioranza e principio di competenza (…) Serve un partito che lo faccia senza negare la complessità del sistema delle conoscenze necessarie ad assumere decisioni pubbliche, come chi ritiene la Rete un sostituto possibile dei partiti. E che, riconosca che solo la mobilitazione di tutte le conoscenze disponibili può affrontare realtà complesse in modo adeguato. In sintesi, la ricomposizione fra cittadini votanti e cittadini proponenti e partecipanti è l’unico vero ponte possibile fra principio di maggioranza e di competenza”.
E’ significativa questa reazione del Ragioniere generale dello Stato Canzio alle critiche ricevute in merito al decreto che sblocca i crediti alle imprese. Viene ribadito il ruolo “notarile” della Ragioneria e il ruolo degli alti funzionari statali come custodi tecnici, non politici. Così Canzio ribadisce la neutralità politica della sua azione e il servizio allo Stato come tale. Questo però sposta il problema perché oggi quello che si discute non è tanto l’impazialità delle strutture centrali, che in effetti hanno sempre generato lo stesso tipo di soluzioni indipendentemente dai governi di diverso segno, ma proprio il merito tecnico di questi provvedimenti. V. anche il commento di guido gentili interdizione di stato : ciò che occorre oggi è l’approntamento di soluzioni tecniche idonee a evitare che problemi di questo tipo si ripropongano continuamente, anche dopo che i provvedimenti richiesti entrano nelle fasi di implementazione. Il fatto di risentirsi e di metterla sul piano della correttezza istituzionale non aiuta ad andare avanti.
Invocata come rimedio a tutti i problemi dell’università italiana la valutazione, ora che viene messa in atto con energia dall’Anvur, si rivela terreno di confronto e di scontro tra concetti e visioni differenti dell’università e del suo ruolo nella società. Ne discuteremo il 15 febbraio 2013 al CNR di Roma presentando i risultati di un progetto di ricerca sul tema.
Il 7 febbraio alla Corte dei Conti si discute di spending review e del ruolo di personale e dirigenza della PA. Con il gruppo di lavoro nazionale di aidp dedicato alla pubblica amministrazione.
La questione della dirigenza pubblica e del suo rapporto con la politica è affontata ancora troppo superficialmente nel dibattito, e anche nella campagna elettorale: si vede questa discussione avviata da stancanelli (ItaliaFutura) che critica l’intervento di alesina & giavazzi molto radicali a loro volta nel valutare il potere bloccante delle burocrazie pubbliche verso le intenzioni riformatrici di alcuni ministri. Promuovere l’indipendenza del dirigente, oppure la sua capacità di corrispondere a un disegno di innovazione? In astratto ci sono ragioni da entrambe le parti. Tuttavia per ricostruire la dirigenza pubblica come corpo tecnico affidabile e autonomo ci vorranno molti anni; nè la valutazione oggettiva dei risultati appare uno strumento applicabile nel breve; si apre una fase di transizione molto dura per risanare guasti di un decennio, che richiede un approccio più pragmatico che dia spazio anche a uno spoil system, purchè regolato ed esposto a forme di trasparenza totale ..