Le polemiche sul merito nell’università trovano giustamente spazio nella pagine dei giornali e come al solito gli economisti hanno soluzioni belle e pronte: giavazzi – vaciago
Analisi più profonde che provengono proprio da quel mondo anglosassone preso come riferimento ci richiamano però a confrontarci con almeno due concetti di virtù :two competing conceptions of virtue, one determined by merit judged competitively and the other more vaguely but emotionally supported by a broader view of worth.
In questo articolo il prof. Israel pone questioni rilevanti per la valutazione di scuola e università che pochi sembrano voler ascoltare:
” È altresì inquietante che un muro di silenzio assoluto si erga contro tutte le critiche che vengono mosse nei confronti dell’uso spesso acritico e sconsiderato – vero esempio di mancanza di probità scientifica – di metodi di valutazione numerica a dir poco discutibili. Non importa che tali critiche vengano mosse da organismi scientifici di primo livello, non importa che tutti sappiano che metodologie di valutazione della ricerca come il “citation index” siano delle assurdità totali, che le liste delle riviste scientifiche accreditate per le valutazioni contengano omissioni scandalose. E qui parlo di ricerca scientifica, ma anche l’esame delle statistiche internazionali sulla scuola fornisce una materia per esercitarsi a trovarne le numerose falle e a rivoltarne a piacere le conclusioni. Ci stiamo mettendo passivamente nelle mani di “esperti” il cui potere è spesso deriva soltanto dal far parte di imprese e gruppi influenti”.
Il caso dei vigili di Napoli improntato al concetto di piu-multe-per-fare-carriera riproduce ancora una volta il classico esito dell’uso incongruo di concetti produttivistici applicati fuori tempo e fuori luogo.
L’intervento di Brunetta all’apertura di forum pa è significativo: il-ministro-brunetta-a-forum-pa: riforma-entro-60-giorni La sua riforma cerca di forzare una situazione stagnante da molti anni. Alcune idee chiave già presenti dalla riforma Amato del 1992 in poi sono sostenute da misure forti e cogenti, soprattutto per quanto riguarda la trasparenza e la valutazione. C’è quindi continuità nell’impostazione concettuale, discontinuità per la cogenza delle disposizioni. Se il rigore delle norme dovesse essere attenuato nei passaggi successivi torneremmo ancora una volta al punto di partenza. Questo dà senso alla posizione del ministro e al suo profilare le dimissioni in caso di allungamento dei tempi o snaturamento dei contenuti. Il problema è che le nuove regole, se prese sul serio, sono tali da mettere in difficoltà amministratori politici, dirigenti e sindacati dal punto di vista dei comportamenti sinora più diffusamente adottati. D’altronde occorre decidersi in un senso o nell’altro…
In questo articolo su repubblica: riformare-la-governance-per-rilanciare-universita Riccaboni e colleghi sfatano qualche luogo comune sulla riforma della governance universitaria: (1) è paradossale l’ applicazione alle università di un modello di CdA di impresa proprio quando appare in crisi nel suo ambito originario; (2) l’idea di una valutazione come arma per concentrare le risorse su poche università ad alta performance porterebbe a costituire “oligopoli della conoscenza”.
La newsletter comunicatoriecomunicazione reagisce alle ricorrenti esternazioni contro i corsi di laurea in scienze della comunicazione. Come al solito, sembrano polemiche slegate da serie analisi dei dati di fatto, basate su aneddotiche e sensazioni personali.
La legge Brunetta è stata definitivamente approvata in Parlamento: E’ una legge delega che apre molti fronti che saranno affrontati anche con i successivi provvedimenti, per la maggior parte non nuovi: produttività delle amministrazioni, valutazione, regole delle relazioni sindacati, ecc. Non mancheranno occasioni per discutere ma anche per operare in modo innovativo in questi settori.
Una ricerca della università di milano illustra dati sull’università italiana che vanno controcorrente rispetto alla dilagante campagna di stampa, o comunque propongno un approccio ancora critico ma più documentato e meditato. Una lettera di mario regini al corriere ribadisce questa posizione.
La CRUI ha approvato un documento sulla governance delle università che propone modalità nuove per gestire la grande complessità organizzativa di queste istituzioni. Viene suggerito anche un chiarimento del ruolo dei nuclei di valutazione per i quali si raccomanda una composizione con prevalenza di membri esterni. Si dice anche: “L’essenziale è che il Nucleo assuma il profilo di un pool di esperti in materia valutativa al servizio dell’Ateneo, utile a stimolare comportamenti virtuosi. I Nuclei, così configurati dovrebbero in ogni caso rimanere organi delle università. Potrebbero essere loro attribuite limitate funzioni certificatorie (di dati e situazioni), ma non si reputa conveniente prevedere forme neppure parziali di dipendenza da organi e agenzie nazionali di valutazione, da cui dovrebbero pervenire solo indicazioni di ordine tecnico e metodologico utili ad uniformare la raccolta di informazioni per esigenze di sistema”.