Restano sempre attuali, anche se estremizzano alcuni aspetti, gli interventi di Giorgio Israel di qualche tempo fa sul suo blog di fronte alle prospettive di una valutazione di scuola e università troppo semplificata e imitativa rispetto al management delle grandi imprese:
Sul sito della CRUI è disponibile il rapporto di European House Ambrosetti su università e sfida competitiva che contiene proposte organiche e innovative per il rilancio dell’università italiana, facendo leva sulla valutazione dei risultati e su un’impostazione meritocratica. E’ un progetto certo di non facile realizzazione ma ha il merito di essere esposto in modo preciso e concreto.
Molte polemiche sull’università sono pretestuose. La valutazione dei docenti e ricercatori è questione controversa, tuttavia quando la produttività è inesistente è facile anche misurarla: dottori in fallunnolità
Purtroppo i provvedimenti sinora presi non sembrano efficaci neanche in questo ambito…
La European University association ha pubblicato un nuovo rapporto sulla quality assurance Improving quality, enhancing creativity che sostiene l’importanza che i processi di QA lascino spazio per il rischio e per l’errore mettendo in grado le istituzioni formative di identificare e correggere un eventuale fallimento. L’attenzione alla qualità non deve quindi impedire la creatività introducendo un regime troppo stretto di conformità, come di fatto è avvenuto in tente esperienze imperniate su standard di vario tipo.
Ecco le 7 raccomandazioni finali del rapporto:
• To ensure that quality assurance is context sensitive (e.g. taking account of different disciplines, cultures and national contexts)
• QA should be inclusive – engaging the whole university community (academics and students) and should not just be the responsibility of a ‘QA unit’
• Effective quality assurance is based on a successful partnership between agencies and institutions, which should leave space for ‘trust and self-reflection’
• Sharing QA ‘experiences’ is essential, and the authors recommend the creation of platforms for dialogue both between departments, institutions and even at European level (These platforms should not, however, be based solely on copying good practices, but stimulating critical analysis.)
• QA processes must support institutions’ capacity to change and to reach strategic goals
• Agencies and institutions need to ensure engagement of all key actors in QA processes.
L’assegnazione di risorse in chiave premiante alle università, per quanto modesta, basta a suscitare proteste e reazioni degli svantaggiati. Non si dice però che in parallelo agisce una diversa assegnazione di fondi che attutisce ancora l’effetto e salvaguardia le situazioni in essere.
McKinsey Quarterly ha pubblicato una conversazione con lo studioso americano Richard Rumelt sulle lezioni che i manager possono trarre dalla crisi, il quale critica il modo in cui molti manager utilizzano le misure quantitative di performance aziendale (e ribadisce così i fondamentali dell’economia aziendale, purtroppo sempre più ignorati nel tempo): “This smooth-sailing fallacy arises when we mistake a measure for reality. Competent management always looks deeper than the numbers, deeper than the current measures. Incompetent management just focuses on the metrics, on the body count, on quarterly earnings—or on GDP growth or the consumer price index. And that’s how we get into these troubles. We really have to think about the redesign of a lot of institutions and doctrines around measurement. This lesson is fundamental: you cannot manage by just looking at the results meter”.
L’analisi di lavoce.info mostra che la distribuzione di fondi pubblici alle università secondi criteri premianti del merito è puramente simbolica e in grave ritardo. Ancora una volta si manifesta l’endemico divario tra parole e fatti che caratterizza i comportamenti dei nostri governi , soprattutto nelle riforme che riguardano la spesa pubblica …
In inghilerra si discute di impatto della ricerca con un livello di argomenti certo superiore al dibattito di casa nostra. Ciò vale ad evidenza sia per chi gestisce i processi di valutazione che per chi li critica anche ferocemente.
L’incapacità di valutare seriamente meriti e competenze delle persone si traduce nel prevalere di “criteri oggettivi” che mettono in una forma di conflitto irrisolvibile intere categorie come giovani e anziani: è quanto sta avvenendo nell’università: ingiusto-ricorro-al-tar – pensionamenti –prepensionato