Anche l’intervento del Ministro Gelmini in una seguita trasmissione televisiva – gelmini-8emezzo – affronta la questione del merito in relazione alla scuola. Forse vi sono condizioni nuove per affrontare questo problema dopo i tentativi senza successo del passato. Certo occorrerà uno sforzo maggiore di elaborazione e non potranno bastare i soliti slogan sulla concorrenza proposti da economisti e uomini di impresa che del resto faticano molto a seguire precetti simili anche a casa loro.
Da una parte abbiamo il prof. Israel che sostiene con chiarezza la sua tesi: se+consideriamo+la+scuola+come-una-azienda+la+portiamo+alla+rovina e di conseguenza chiarisce ” che la scuola e l’università non sono aziende e servizi, che la cultura e l’istruzione non sono “prodotti”, che l’efficienza aziendalistica è assolutamente inappropriata e inefficiente in questo contesto, che l’idea di concepire alunni e famiglie come “utenti” è devastante, che il termine “customer satisfaction” andrebbe proscritto in questo contesto, salvo la valutazione di edifici, gabinetti e servizi accessori all’insegnamento propriamente detto…”.
Dall’altra parte assistiamo a spinte dalla base, amplificate dai media, che porterebbero a forme anche rozze di una customer satisfaction autogestita, come quelle realizzate a Milano dagli studenti di acidopolitico con il supporto del quotidiano La Repubblica: Facolta-di-Scienze-politiche:I-voti-ai-ai-docenti
Diario di Repubblica affonta in modo interessante il tema della professione medica tra scandali ed etica e delle incertezze suscitate dagli sconcertanti episodi di attualità. Ignazio Marino sostiene che “vadano introdotti nel nostro sistema sanitario criteri che valutino esclusivamente il merito e la qualità dei risultati”… Semplifica forse un po’ troppo la questione quando afferma che un sistema di valutazione che valga per tutti “basato non sulla produttività tout court ma sulla qualità delle cure”.. “non è difficile dal punto di vista del metodo ma lo è concettualmente perché pochi in Italia sono favorevoli alla verifica del proprio lavoro e difficilmente si accetta di essere valutati, ed eventualmente premiati o sanzionati, sulla base dei risultati ottenuti”.
Talvolta gli economisti sorprendono… Di solito ci affliggono con la pretesa di misurare tutto attraverso modelli e indicatori. Poi capita che qualcuno di loro candidamente dichiara:
“Chi invoca le buone ragioni della globalizzazione rischia invece di rimanere solo, vox clamantis in deserto. Ciò è a parer mio in parte inevitabile, non tanto perché i vantaggi della globalizzazione sono difficili da spiegare, quanto piuttosto perché sono difficili da misurare. Per ironia della sorte, gli economisti hanno dapprima sviluppato raffinate argomentazioni libero-scambiste, per poi trovarsi a doverle dimostrare utilizzando indicatori statistici che li smentiscono puntualmente, perché del tutto inadeguati a misurare i benefici del libero scambio. Ma c’è di peggio. Questi indicatori registrano un peggioramento della performance economica proprio laddove la globalizzazione dispiega al meglio i suoi effetti”.
Vi troviamo alcune affermazioni di principio come “conoscenza e cultura non si misurano”, oppure che “le griglie di valutazione non funzionano perché possono essere aggirate in mille modi”. L’idea forza sottostante è bene espressa dal motto di Paul Valery che compare sul sito preceduto da una premessa provocatoria:
Una frase che occorrerebbe avere il coraggio di pronunciare senza paura delle strida dei beoti:
“A MIO AVVISO, IL VERO VALORE DI UN INSEGNAMENTO E’ IN RAGIONE INVERSA DELLA SUA UTILITA’ IMMEDIATA” Paul Valéry
Io credo che questa sia una verità di fondo da non dimenticare mai , ma che non si possa sventolare come una bandiera, o una rivendicazione di superiorità intellettuale, davanti alla società di oggi e alle esigenze che esprime.
Giavazzi sul Corriere di oggi sostiene che “il primo passo per una riforma della scuola ” è la sostituzione dei concorsi pubblici con “un sistema in cui le assunzioni vengono decise da chi poi sopporta le conseguenze di un’eventuale decisione sbagliata, in primo luogo i presidi di ciascuna scuola”. Occorre che ci sia un maggiore spazio discrezionale per i presidi nella gestione della scuola. tabù-concorsi-scuola La questione della discrezionalità nel management pubblico mi trova completamente d’accordo, ma meriterebbe un lungo discorso…
Pochi giorni fa si parlava a Salerno dei rischi di fallimento dei controlli. Ed ecco subito un caso eclatante nella sanità. medici-arrestati Le vicende della “clinica degli orrori” di Milano hanno un grande impatto emotivo. Il rischio è di rilanciare polemiche di tipo ideologico su vizi e virtù di pubblico e privato. Io credo che il modello lombardo di sanità sia positivo ed abbia migliorato qualità e costi dei servizi. L’applicazione estesa della sussidiarietà con affidamento di servizi ai privati richiede certo un affinamento molto maggiore di quanto è avvenuto sinora dei sistemi operativi , tra cui quelli di controllo. Le nostre ricerche di base sui “rischi di fallimento dei controlli” contengono molte idee in questo campo che potrebbero essere sviluppate con applicazioni specifiche anche nel caso della sanità.
Il nuovo Ministro dell’Istruzione ha espresso in questi giorni alcune idee, senz’altro riflessive e sensate, sui problemi della scuola e degli insegnanti. Ma è interessante osservare soprattutto i commenti suscitati nel pubblico che manifestano quella estrema varietà di posizioni e di sentimenti che ha sempe finito per mettere in crisi tutti gli aspiranti riformatori. Commenti del 2008
Uno dei nodi è sempre la questione di valutare il merito degli insegnanti. Per memoria, è utile riportare il testo dell’accordo contrattuale sul quale si basò il tentativo fallito di Luigi Berlinguer di riconoscere professionalità e merito, insieme ad una selezione di commenti allora inoltrati da insegnanti sul sito del ministero. Commenti del 1999
Già 10 anni fa’ in LIUC si discuteva di valutazione nelle università e nelle PA. Ho ritrovato questo mio intervento che prospettava il lato oscuro dell’autonomia riconosciuta agli enti pubblici nei vari settori: “Il risvolto dell’autonomia è questo: ci sono luci ma anche ombre; qualcuno deve pagare i cattivi risultati!”.
E infatti abbiamo avuto il caso di Taranto, delle Regioni chiamate a sanare i deficit della sanità; mentre sappiamo che stanno emergendo altri casi di questo tipo molto gravi.