La rivista science segnala l’importanza dell’uso distorto dell’impact factor nella valutazione dei ricercatori; la San Francisco Declaration for Research Assessment dora , sottoscritta per ora da oltre 7000 ricercatori nel mondo, sviluppa raccomandazioni approfondite per una corretta valutazione dei risultati di ricerca, utilizzando una pluralità di criteri con modalità appropriate rispetto ai diversi contesti.
L’aticolo di guiso ripropone le solite stucchevoli illusioni degli economisti sulla concorrenza sostenuta da meccanismi artificiali come i ranking della ricerca. Come se questi sistemi non avessero già fallito in tanti campi … il mondo è più complesso di come lo vedono gli economisti e ce ne siamo accorti …
L’articolo di celli mette in luce la sterilità dei dibattiti sui tecnicismi della valutazione di fronte al problema di fondo per l’università di oggi: “se non ripensiamo l’istituzione in funzione delle sue vere finalità e delle nuove sfide, avendo il coraggio di dire quello che è riforma fasulla e bisogni veri, continueremo ad alimentare una cultura perdente”. Per questo non basta la trasmissione di conoscenze ma serve “un supplemento crescente di eperienze multiple”…
Ieri 15 febbraio, il convegno al CNR di presentazione dei risultati sul progetto di rilevante interesse nazionale (PRIN) sulla valutazione dell’università ha costituito un momento intenso e vivace di confronto a più voci: ministero, anvur, esponenti delle diverse comunità scientifiche, studiosi dell’higher education, manager universitari hanno discusso i risultati presentati dal nostro gruppo di ricerca. Il convegno ha avuto attenzione anche sul blog di io donna su avvenire-13-2, avvenire-intervista e ilmondo
Invocata come rimedio a tutti i problemi dell’università italiana la valutazione, ora che viene messa in atto con energia dall’Anvur, si rivela terreno di confronto e di scontro tra concetti e visioni differenti dell’università e del suo ruolo nella società. Ne discuteremo il 15 febbraio 2013 al CNR di Roma presentando i risultati di un progetto di ricerca sul tema.
Si vede che sabino cassese sta invecchiando, non è un brillantissimo incipit richiamare “lo spettro che si aggira per l’Italia” di marca marxiana (era l’Europa?) a proposito di valutazione dell’università. Ormai attaccare l’anvur è un po’ come sparare sulla croce rossa… più pertinente è forse evidenziare la contraddizione tra le solite litanie sull’abolire il valore legale della laurea e finire poi per dare valore legale alle valutazioni…
Con questo comunicato di fine anno l’ANVUR prende una posizione di aperta critica delle conseguenze della legge di stabilità per il finanziamento delle università italiane e arriva a stigmatizzare l’incapacità dei decisori politici “ad individuare le reali priorità del Paese dal punto di vista sia della vita civile e culturale sia dei fattori fondamentali che guidano la capacità di crescita e di sviluppo di un’economia moderna”.
In tempi normali si potrebbe definire “irrituale” questa critica alla politica da parte dei membri di un’agenzia nominata dal governo (quello precedente all’attuale, al quale del resto risalgono i provvedimenti originari di forte de-finanziamento) ; tuttavia la gravità della situazione porta ad apprezzare questa presa di posizione da parte di tecnici che sono comunque espressione del mondo universitario; soprattutto appare pertinente l’osservazione che l’università “si è aperta alla valutazione dei risultati come nessun’altra istituzione del Paese”. E’ un punto che merita di essere segnalato e ripreso nel 2013.
Questa riflessione (pensieri nella libertà degli 80 anni) dello storico paolo prodi tocca il senso stesso del mestiere di docente universitario in modo che suona a forte critica delle recenti “riforme”.
Gli outcomes sono più importanti degli outputs, a magggior ragione nei settori non profit ma non solo. Però la parabola della education nel mondo anglosassone dove si è imposta l’importanza del learning (outcome) rispetto al teaching (output) mostra come la mentalità burocratico manageriale incentrata su strumenti di misurazione finisca per inquinare anche un discorso apparentemente innovativo, l’esito è un “questionable fad, favoured more by managers than by teachers”.