Mentre in tutto il mondo monta la polemica contro la visione riduttiva della scuola e dell’apprendimento indotta dall’acritico recepimento dei test Ocse-PISA , come misurazione oggettiva che determina il fine stesso dell’educazione, papa Francesco rappresenta con parole semplici il valore della scuola come incontro tra persone che dà sapore al sapere, e trova nel pensiero laico di luigi berlinguer un’eco significativa.
E’ uscito il n. 257 di Sviluppo & Organizzazione. Nella rubrica Cinema & Romanzi ho commentato il film Still Life con una riflessione critica sul tema della “performance” nel contesto di servizi dal contenuto immateriale.
Si è tenuto all’Università di Udine il convegno annuale dei docenti e ricercatori di organizzazione aziendale WOA2014 sul tema Organizing for growth: theories and practices. Ho introdotto la sessione plenaria di apertura sul tema della International r esearch in Organisation Studies presentando una serie di dati sulla performance recente della nostra disciplina nella valutazione della qualità della ricerca (VQR curata dall’ANVUR) e nei PRIN ; international-research-in-organisation . Anna Comacchio ha analizzato la produzione dei docenti italiani di organizzazione nelle riviste scientifiche internazionali rilevando la crescita nel tempo e anche la diffusione di questi articoli su un ampio ventaglio di riviste scientifiche che trattano temi svariati, dal turismo, alla formazione, alla sanità e molto altro. Giuseppe Delmestri invece ha rilevato come nel contesto austro-tedesco si sia sviluppata una forte corrente critica verso i ranking formali e un orientamento a gestire le carriere valorizzando la reputazione acquisita piuttosto che i computi di ordine bibliometrico. Sono spunti che meritano di essere ripresi in un più ampio dibattito.
Il centro di ricerca icona organizza una discussione martedì 11 febbraio 2014 all’Università statale di Milano sulla valutazione dell’Università, stimolata dal mio libro: nessuno mi può giudicare?
Le riflessioni internazionali più approfondite metono ormai in questione le pratiche di classificazione degli articoli scientifici imperniate sulle forme di journal ranking e sulla varie misure di impatto e cercano di prefigurare strade nuove: “These data corroborate previous hypotheses: using journal rank as an assessment tool is bad scientific practice. Moreover, the data lead us to argue that any journal rank (not only the currently-favored Impact Factor) would have this negative impact.”
E’ in distribuzione da oggi nessuno mi può giudicare? il mio nuovo libro che discute criticamente la valutazione dell’università e le diverse pratiche che si stanno sviluppando per ricerca e didattica. Proprio la grande diffusione delle pratiche valutative, sotto la spinta di agenzie come in Italia l’Anvur, rende importante chiarire quale sia “l’uso appropriato della valutazione”. Al proposito, ho inserito in epigrafe al libro questo passo di Michael Quinn Patton:
“Increasingly, the evaluation profession is called on to contribute to the general public welfare, speak truth to power, and support critical thinking in this global age of widespread disinformation and misinformation. As politicians worldwide have adopted the language of evaluation – rhetoric about accountability, outcomes, benchmarks, evidence, impact, lesson learned – evaluators have the added role of assuring that the rhetoric matches reality, and that means working to ensure the appropriate uses of evaluation”.
Sono appena usciti i risultati della VQR 2004-2010, il grande esercizio di valutazione della ricerca italiana condotto dall’Anvur; contestualmente è disponibile online (sulla rivista internazionale Research Policy) il confronto critico dell’esperienza italiana con quella britannica (RAE e REF che costituiscono il principale riferimento in materia): Rebora & Turri: Italian and UK research assessment exercises face to face
Nell’avviare la VQR l’Anvur si è dichiaratamente ispirata all’esperienza britannica; ma nel passaggio dalla precedente esperienza del CIVR-VTR (2001-2003) a quella nuova sono mancati da noi quell’ampio confronto, quella discussione anche accesa e quella lunga fase di preparazione che ha caratterizzato l’evoluzione dal RAE al REF (in avvio dal 2014). Ora che disponiamo dei risultati della valutazione sarà importante discuterli seriamente, al fine anche di migliorare i futuri esercizi, considerando gli effetti al livello micro oltre che macro ed aprendosi a quella prospettiva di sense – making e di adattamento dinamico ai diversi contesti disciplinari che nel nostro articolo si cerca di indicare.