Si tiene il 24 e 25 febbraio all’università di camerino il convegno “L’università che vorremmo: otto tesi per cambiare”: intervengo il 25 con un contributo sulla tesi n. 7 “valutazione, accreditamento e ruolo dell’autorità centrale”.
Comprende commenti e materiali riferiti a esperienze e sistemi di valutazione
Si tiene il 24 e 25 febbraio all’università di camerino il convegno “L’università che vorremmo: otto tesi per cambiare”: intervengo il 25 con un contributo sulla tesi n. 7 “valutazione, accreditamento e ruolo dell’autorità centrale”.
L’articolo di Checchi e Turri su La Voce.info evidenzia in modo puntuale come sia rilevante il divario tra il dichiarato e il reale per quanto riguarda le politiche governative di premio e incentivazione della peformance nel campo dell’università (ricerca e didattica). Di fatto in regime di risorse calanti si sanano sempre le situazioni critiche e nella sostanza si conferma l’esistente.
Si tiene il 10 febbraio alla sede centrale del CNR di Roma il workshop su valutazione e governance dell’università nell’ambito del progetto PRIN da me diretto che tratta questi argomenti. Partecipano come discussant i professori Dario Antiseri e Marco Meneguzzo e la dr.ssa Emanuela Reale del Ceris-CNR.
Pietro Micheli uno dei componenti della Civit si è dimesso dalla commissione incaricata di guidare la riforma della PA prevista dalla “legge Brunetta” dimissioni da Civit . La lettera al Ministro con le motivazioni espresse dallo stesso Micheli è riportata sul sito di pietroichino Giunge così al suo naturale esito un processo di riforma forte nella spinta ottenuta dall’opinione pubblica, ma debole sul piano progettuale come ulteriore “forzatura” di linee guida già fallite e soprattutto privo di un’idea chiara sulla gestione del cambiamento, come ho avuto modo di sottolineare in un precedente commento
La Civit ci ha messo del suo gestendo male l’attuazione, tutta basata su modelli molto “scolastici” di gestione delle performances e su una produzione a getto continuo di circolari che hanno disorientato gli enti. Rilevanti sono stati altri due aspetti. La forbice che si è realizzata tra ministeri e autonomie locali: i primi, obbligati all’attuazione in termini più immediati e stringenti ma anche meno preparati dalle esperienze precedenti e abituati da un alunga storia a vanificare le innovazioni legislative introdotte dall’alto in una logica illuminista. Si è visto cosa è successo con la nomina degli Organismi indipendenti di valutazione, infarciti di giuristi, dirigenti pubblici di lungo corso e membri dei precedenti servizi di controllo interno. Dall’altro gli enti locali, che grazie alla tutela dell’autonomia si sono abilmente sottratti con l’aiuto delle loro associazioni agli aspetti più cogenti della riforma, rinunciando peraltro a introdurre qualche innovazione. Del resto la scure tremontiana è nel frattempo calata sulle risorse degli enti, vanificando le residue velleità e ponendo in pratica come ho scritto in altra occasione una “pietra tombale sulla riforma”. Con onestà intellettuale ora Pietro Micheli ne trae le conseguenze.
Il flop della sperimentazione sugli incentivi agli insegnanti merita qualche riflessione più approfondita: inizia a farne qualcuna andrea ichino toccando quello che è forse l’argomento chiave, la crisi di fiducia: merito-sale-cattedra?
Questa interessantissima discussione tra ricercatori nella sociologia ed economia dell’istruzione teacher_evaluation mostra quanto sia profondo il problema di capire da quali fattori dipenda davvero l’efficacia dell’insegnamento. Un altro mondo rispetto alla banalità degli approcci sia della gelmini che dei suoi oppositori. Intanto negli USA si critica anche l’efficacia dei bonus salariali per gli insegnanti che hanno un master: teachers-bonuses-masters-degrees
Il flop della sperimentazione sulla valutazione degli insegnanti è solo una nuova tappa di una lunga storia : no_a_merito_gelmini , v. in proposito il commento in FORUMPANET e anche i precedenti materiali presentati in questo sito: nessuno-mi-puo-valutare e commenti-su-scuola-e-insegnanti
Il processo di gestazione dell’Anvur, l’agenzia di valutazione delle università, è durato 4 anni e non è ancora finito. Una così lunga attesa finisce per gonfiare le aspettative, come evidenzia questo intervento del rettore del politecnico di Torino: profumo che a questo punto si aspetta la messa a punto di ‘un sistema di valutazione del sistema universitario italiano, che consenta di dare più stimoli e più risorse alle università che lo meriteranno’ . Ciò fa tornare a mente le parole di uno dei padri della valutazione Quinn Michael Patton sul rischio di eccesso di attenzione: ‘A major new concern has emerged that perhaps too much attention is being paid to evaluation – attention of a wrong kind – leading to expecting more than evaluation can deliver, high stakes decision making that goes beyond the evidence, politicalization and distortion of findings, misuses of evaluation, bloated rhetoric about accountability, huge expenditure on poorly done and useless studies and a likely decline in quality as demand has outstripped the capacity for high-quality supply.’ Il buon funzionamento di un sistema di valutazione non dipende solo dalla responsabilità assunta dai pochi esperti che guideranno l’Anvur ma dalle diverse componenti di tutto un sistema (governo e parlamento, burocrazia ministeriale, comunità scientifiche e professionali, organi di controllo e giurisdizione, media ecc.) i cui comportamenti sono da anni palesemente indadeguati…
Le riforme della PA basate sulla valutazione della performance devono ancora fare fino in fondo i conti con quanto Von Mises spiega nel suo libro del 1944: bureaucracy
Si tratta di “the absence of an unquestionable yardstick of success and failure”: “We must put up with the fact that one cannot apply to a police department or to the office of a tax collector the well-tried methods of profit-seeking business”.
Suggestioni e pericoli del crescente ricorso alle metriche nei diversi campi di attività, fino ad abbracciare la vita nel suo insieme: la-ricerca-della-quantita-della-vita