Anche l’intervento del Ministro Gelmini in una seguita trasmissione televisiva – gelmini-8emezzo – affronta la questione del merito in relazione alla scuola. Forse vi sono condizioni nuove per affrontare questo problema dopo i tentativi senza successo del passato. Certo occorrerà uno sforzo maggiore di elaborazione e non potranno bastare i soliti slogan sulla concorrenza proposti da economisti e uomini di impresa che del resto faticano molto a seguire precetti simili anche a casa loro.
Armando editore ha pubblicato un libro agile e incisivo sulla scuola vista nella prospettiva di insegnanti che amano il proprio mestiere. Il libro è di Paolo Petrocelli: Il mandolino del professor Pietro Celli.
Il ministro Brunetta spiega come la riforma della pubblica amministrazione riguarda tutti, poveri e ricchi, cittadini e imprese e può contribuire a innalzare la produttività del sistema Italia di un buon 30%: intervista-l’occidentale
Finalmente se ne accorgono anche nel Palazzo! Ma il lavoro è ancora tutto da fare.
Da una parte abbiamo il prof. Israel che sostiene con chiarezza la sua tesi: se+consideriamo+la+scuola+come-una-azienda+la+portiamo+alla+rovina e di conseguenza chiarisce ” che la scuola e l’università non sono aziende e servizi, che la cultura e l’istruzione non sono “prodotti”, che l’efficienza aziendalistica è assolutamente inappropriata e inefficiente in questo contesto, che l’idea di concepire alunni e famiglie come “utenti” è devastante, che il termine “customer satisfaction” andrebbe proscritto in questo contesto, salvo la valutazione di edifici, gabinetti e servizi accessori all’insegnamento propriamente detto…”.
Dall’altra parte assistiamo a spinte dalla base, amplificate dai media, che porterebbero a forme anche rozze di una customer satisfaction autogestita, come quelle realizzate a Milano dagli studenti di acidopolitico con il supporto del quotidiano La Repubblica: Facolta-di-Scienze-politiche:I-voti-ai-ai-docenti
Diario di Repubblica affonta in modo interessante il tema della professione medica tra scandali ed etica e delle incertezze suscitate dagli sconcertanti episodi di attualità. Ignazio Marino sostiene che “vadano introdotti nel nostro sistema sanitario criteri che valutino esclusivamente il merito e la qualità dei risultati”… Semplifica forse un po’ troppo la questione quando afferma che un sistema di valutazione che valga per tutti “basato non sulla produttività tout court ma sulla qualità delle cure”.. “non è difficile dal punto di vista del metodo ma lo è concettualmente perché pochi in Italia sono favorevoli alla verifica del proprio lavoro e difficilmente si accetta di essere valutati, ed eventualmente premiati o sanzionati, sulla base dei risultati ottenuti”.
Il dibattito a 8emezzo-abravanel-galan evidenzia le difficoltà dei paladini della meritocrazia quando si deve passare all’atto pratico. L’entusiasmo del grande consulente che vorrebbe riproporre la delivery unit di Blair si infrange sulla tranquilla consapevolezza del Presidente della Regione Veneto: loro preferiscono confrontarsi con la Campania con la quale non c’è partita, sono a posto, hanno già dato e quindi non serve la delivery unit, va già bene così.
3 anni fa con alcuni colleghi abbiamo fatto un libro con questo titolo che sembrava un po’ troppo drammatico. Ma la questione continua a porsi all’attenzione. Le nuove condizioni del mercato del lavoro richiedono un ripensamento del concetto stesso di carriera, non solo nelle fasi giovanili ma ancor più quando ci si avvicina all’età matura. Se ne parla in Assolombarda il 30 giugno. aimba-convegno-over-40-30-giugno-08
Talvolta gli economisti sorprendono… Di solito ci affliggono con la pretesa di misurare tutto attraverso modelli e indicatori. Poi capita che qualcuno di loro candidamente dichiara:
“Chi invoca le buone ragioni della globalizzazione rischia invece di rimanere solo, vox clamantis in deserto. Ciò è a parer mio in parte inevitabile, non tanto perché i vantaggi della globalizzazione sono difficili da spiegare, quanto piuttosto perché sono difficili da misurare. Per ironia della sorte, gli economisti hanno dapprima sviluppato raffinate argomentazioni libero-scambiste, per poi trovarsi a doverle dimostrare utilizzando indicatori statistici che li smentiscono puntualmente, perché del tutto inadeguati a misurare i benefici del libero scambio. Ma c’è di peggio. Questi indicatori registrano un peggioramento della performance economica proprio laddove la globalizzazione dispiega al meglio i suoi effetti”.
Vi troviamo alcune affermazioni di principio come “conoscenza e cultura non si misurano”, oppure che “le griglie di valutazione non funzionano perché possono essere aggirate in mille modi”. L’idea forza sottostante è bene espressa dal motto di Paul Valery che compare sul sito preceduto da una premessa provocatoria:
Una frase che occorrerebbe avere il coraggio di pronunciare senza paura delle strida dei beoti:
“A MIO AVVISO, IL VERO VALORE DI UN INSEGNAMENTO E’ IN RAGIONE INVERSA DELLA SUA UTILITA’ IMMEDIATA” Paul Valéry
Io credo che questa sia una verità di fondo da non dimenticare mai , ma che non si possa sventolare come una bandiera, o una rivendicazione di superiorità intellettuale, davanti alla società di oggi e alle esigenze che esprime.
Caos calmo ha avuto una vasta eco per il film di Nanni Moretti, ma è molto bello anche il libro di Sandro Veronesi, da cui è tratto il film. Interessante è la descrizione del clima organizzativo indotto dalla fusione aziendale nella quale è coinvolto, ma con molto distacco, il protagonista. Ascoltiamo la voce dell’autore che legge un brano del libro: la fusione