Il commento di Enzo Rullani al premio Nobel per l’economia indica la riscoperta della terra di mezzo tra stato e mercato: i-nobel-e-la-riscoperta-della-terra-di-mezzo; questo spazio intermedio è anche l’habitat dell’impresa sociale come non manca di segnalare la rivista Vita espressione del mondo del non profit: blog.vita
La motivazione del Nobel per l’economia di quest’anno reca il titolo Economic Governance : la si può leggere come riconoscimento che la governance delle istituzioni economiche e sociali è un problema e non una soluzione e apre quindi a un pluralismo di assetti non sempre valorizzato dalle teorie più accreditate. Insieme a questo vale la conclusione della parte riferita a Williamson: “Another far-reaching lesson from Williamson’s governance research is that core questions concerning actual and desirable social organization span several disciplines”. Cosa che a maggior ragione riguarda Ostrom, la cui premiazione apre alle scienze sociali in senso ancora più estensivo.
Gli articoli di fortis e ruffolo il-capitalismo-che-verrà e pil-una-medaglia-alla-memoria ampliano gli orizzonti di intelligenza dell’economia. Anche se la critica alla significatività del PIl è divenuto ormai un luogo comune, quasi una banalità, continua ad aver senso la ricerca di una comprensione più profonda e attenta a ciò che non è immediatamente quantificabile.
Fondazione Edison e Symbola a loro volta hanno realizzato una mappatura del made in Italy : ITALIA , che mette in luce come la soft economy innerva il nostro paese.
Una ricerca di Adecco Institute , che ha considerato oltre 500 aziende in Germania, Regno Unito, Francia, Spagna e Italia, rileva che la crisi manifestatasi nel 2008 ha determinato un fenomeno generale nelle aziende europee che hanno abbreviato l’orizzonte di riferimento per le politiche del personale e la programmazione degli organici ed hanno visto peggiorare il proprio indice di efficienza demografica. Questo indice, elaborato da Adecco Institute, sintetizza lo stato delle pratiche aziendali in cinque aree: gestione delle carriere, apprendimento e formazione nell’intero arco della vita (lifelong learning), knowledge management, tutela e promozione della salute, diversity management. La caduta di questo indice è forte per tutti (da 182 a 172 punti in media) e costituisce un segnale forte del fatto che le imprese affrontano un problema di lungo termine in un logica di breve termine. Più in generale si registra un trend nel senso dell’abbreviazione nell’orizzonte di riferimento della programmazione del personale. L’arco temporale di pianificazione è sceso dal 2007 al 2008 da 1,1 anni a 1,0 per l’intero personale e da 1,3 a 1,2 anni per professionals & executives, proseguendo peraltro una tendenza calante che dura da un triennio e che appare un chiaro sintomo di una crescente insicurezza sulle prospettive dell’economia accentuata nell’ultimo anno dalla crisi finanziaria globale. Continua la lettura di Efficienza demografica→
Liberare il pensiero all’interno delle organizzazioni per un salto di creatività e produttività questo è il succo della intervista di Marco Vitale: per farlo occorre evitare di seguire le ricette di alcune categorie di suggeritori: agevolisti, congiunturalisti, minimalisti, nihilisti e anche statalisti….
Nel dibattito di La Stampa su “la crisi un anno dopo” si segnalano gli interventi di Ricolfi: l’economia non ci azzecca e Deaglio vite terremotate . Si riconosce giustamente come non solo l’economia ma le scienze sociali nel loro insieme non abbiano elaborato risposte persuasive.
E’ utile segnalare due riviste italiane on line di Economia aziendale sulle quali si possono trovare contributi utili alla riflessione post crisi sull’economia e sull’impresa, sono voci purtroppo ancora flebili in un quadro nazionale dove gli economisti, per quanto rimbrottati da Tremonti, riescono a processarsi, condannarsi e assolversi da soli: impresaprogetto tratta il tema “Un’altra economia è possibile”, mentre ea2000 presenta un approfondito articolo di Rusconi che propone una visione della business economics collegata alla teoria del sistema di stakeholders e che considera anche la dimensione etica, riprendendo in chiave aggiornata la tradizione dei nostri studi aziendali: 3_09_rusconi1