Archivi categoria: risposte alla crisi

Rientrano in questo argomento riflessioni e proposte su come reagire alla crisi finanziaria e dell’economia esplosa nel 2008

Ritorna il direttore di filiale

Victor Massiah, direttore generale di UBI Banca, intervistato da il sole 24 ore del 1 dicembre 2009 dice tra l’altro: “La mia idea è che bisogna ristabilire dei punti di riferimento all’interno dell’organizzazione. E il direttore di filiale è una figura da riscoprire e rivalutare appieno cme punto di riferimento per i clienti. pensi alla considerazioe che aveva, non dico solo in banca ma nella nostra società, un direttore della filiale della Comit fino a 20-30 anni fa.

Insomma: per guardare al futuro bisogna tornare all’antico?  Non dico questo, perchè ci dobbiamo confrontare con la tecnologia. Pensiamo alla banda larga: se funzionerà, si potranno immaginare servizi di consulenza a distanza con il cliente collegato anche visivamente. Ripensando la funzione delle filiali. Nonostante tutto il peso di Internet, però, se dovessi evidenziare la principale conseguenza della crisi finanziaria ed economica degli ultimi due anni, direi che il punto chiave è la necessità di riscoprire il fattore umano, il valore delle persone che formano un’azienda e i loro legami con il territorio che li circonda.

Una lettera che divide

La lettera di celli  che invita il figlio a lasciare l’Italia ha suscitato migliaia di commenti, molto positivi e molto negativi. Sicuramente ha saputo toccare una sensibilità diffusa. Nel merito, direi, che dopo tanti interventi brillanti questa volta mi lascia perplesso perchè asseconda un vizio diffuso, quello di valutare una realtà molto aggregata, come è il sistema Italia, generalizzando il giudizio.  Ciò che manca è spesso la capacità di distinguere, di separare comportamenti che hanno diverso segno, di vedere anche ciò che è meno evidente ma non per questo non esiste. Abbiamo bisogno di    pensiero critico cha sappia distinguere e non di incoraggiare chi vede tutto nero o tutto positivo…. La risposta  data oggi è più persuasiva, ammettendo come si sia soprattutto voluto provocare una reazione e qui possiamo dire che Celli ci è riuscito  ben al di là delle sue stesse aspettative!

Dipendenza culturale

Vi è qualcuno anche fra gli economisti che reagisce alla dipendenza culturale verso il mondo anglosassone, per esempio Paolo Savona, che di recente ha scritto: “vi è però anche un fenomeno del tutto disdicevole: l’accettazione, certamente al di qua dell’Atlantico, del colonialismo culturale americano, che si manifesta in diverse forme: l’esaltazione della cultura anglosassone da parte dei nostri media e l’accreditamento ricercato dai nostri economisti presso l’accademia americana, ignorando la buona produzione scientifica interna, nonché l’assegnazione di cattedre nelle nostre università sulla base delle citazioni (si chiama, ovviamente in inglese, impact factor) che ricevono i giovani ricercatori principalmente dalle riviste americane e dalle lobby che le guidano. Noi italiani conosciamo abbastanza bene le loro idee, loro ben poco le nostre. Una volta si chiamava ignoranza. In conclusione, il problema non è trovare un nuovo paradigma economico, ma mettere insieme quelli già di nosra conoscenza e, soprattutto, dare più peso ai modi in cui opera la patologia economica”. (Il Foglio, Perché non serve un nuovo paradigma per capire l’economia, venerdì 6 novembre 2009)

Banca unica?

La nuova organizzazione di Unicredit  torna alla banca unica dopo l’esperienza delle tre banche specializzate: retail, corporate e private :  unicredit-punta-tutto-su-una-banca  L’articolo è interessante perchè mette in luce il deciso cambiamento di rotta ….  ma più interessanti ancora sono i commenti dei lettori che mettono il dito sulla piaga … Ma come, le piccole banche di territorio avrebbero dovuto sparire secondo economisti e consulenti mckinsey e adesso divengono il riferimento anche per i colossi internazionali?

Leadership ai “piani bassi”

 Le riflessioni sulla leadership innescate dalla crisi riportano a prospettive antiche: efmd: globalfocus , così si riscopre  l’importanza di quanto avviene “ai piani bassi” dell’organizzazione: “Determined by the unintended and misleading consequences of the shareholder value approach, top managers around the world are forced to concentrate on short-term financial optimisation and therefore spend too little management attention and other resources on critical corporate performance drivers …  we can draw the conclusion that we have to improve immediate or operational leadership to increase employees´ commitment and productivity…”

Mediterraneo

Vola alto l’intervento di tremonti a Capri, all’incontro dei giovani industriali sul mediterraneo, inquadrando la questione meridionale in un contesto storico e traendone alcune conseguenze sul ruolo dello stato (opere pubbliche, legge e ordine), la degenerazione del regionalismo, la necessità di arginare il default della sanità del meridione (c’è  qualcosa che non funziona perché le famiglie meridionali hanno la metà e il sistema costa il doppio, la sanità non può essere un’industria è un servizio pubblico, la triade appalti – fondi europei – sanità non è sostenibile nei termini attuali). La lucidità dell’analisi confligge tuttavia con i limiti evidenti degli interventi in atto e prospettati, dove la soluzione chiave, cioè il federalismo fiscale imperniato sui costi standard dei servizi, è proiettata in un futuro lontano e incerto.