E’ quella dei manager e finanzieri, secondo de_rita “che, sotto la esaltazione dei processi di globalizzazione e finanziarizzazione, hanno imposto una più ambigua coincidenza fra «valore» e «prezzo»: le aziende erano spinte a creare valore attraverso l’aumento del loro prezzo di borsa; i dirigenti erano spinti a far coincidere il loro valore con il proprio prezzo stipendiale e di bonus. Su questa spesso ingenua furbizia si è dissolta una applaudita tentazione di leadership collettiva; ma la crisi di questi ultimi mesi ha messo a nudo l’illusione del primato del prezzo come indicatore di valore professionale, aziendale e sociopolitico”.
Invece “è la connessione sociale, e non il prezzo come valore, che formerà la nuova classe dirigente. Sarà cosa lenta, ma inevitabile”.
La scelta di Tremonti di affidare un ruolo di coordinamento e monitoraggio ai prefetti sulle problematiche del credito ha fatto discutere e sollevare molte critiche. Tuttavia l’intepretazione data dallo stesso tremonti in questa intervista e in altre occasioni non manca di motivazioni originali e ragionate.
La gente si è sentita presa in giro dice fitoussi in questa intervista: “L’attuale crisi va esaminata nella sua triplice dimensione: economica, finanziaria e intellettuale. Contrariamente a quello che si pensa, il vero ostacolo per una ripresa è l’ultimo aspetto: quello intellettuale. La crisi proviene infatti da una grande menzogna. Non soltanto dei finanzieri, ma anche di politici, forse in buona fede, diventati prigionieri di una dottrina assolutista e che ha prodotto effetti catastrofici”.
Il nuovo libro di Maurizio Catino affronta il tema della miopia organizzativa, che è causa spesso di fallimenti e incidenti. L’analisi si sviluppa anche in positivo, testimoniando come si possano progettare organizzazioni in grado di offrire sicurezza. Maurizio negli anni scorsi ha studiato a fondo la dinamica del disastro di Linate, dei due aerei che si sono scontrati a terra nell’ottobre 2001. I parenti delle vittime hanno promosso il comitato8ottobre una Fondazione che sta dando un contributo fondamentale per il miglioramento della sicurezza, a partire dal trasporto aereo ma con ripercussioni anche in altri settori. Queste persone, con la collaborazione di esperti come Catino, danno una grande prova di come sia importante lavorare sugli eventi negativi, anche i più tragici come questo, non tanto nell’ottica di punire i colpevoli ma in quella di capire la genesi degli errori. Incidenti e disastri non nascono solo dall’errore umano ma hanno radici nelle organizzazioni e nei rapporti tra diverse organizzazioni.
Per ora L’Italia sembra meno interessata di altri paesi da questi fenomeni di critica sociale Da noi prevalgono ancora gli imprenditori, e i manager non sono ancora un gruppo sociale molto forte; ma la responsabilità è un fatto personale, può essere giusto cambiare le regole ma non lo è certamente colpevolizzare intere categorie soprattutto quando non hanno un peso particolare negli assetti di potere reale.
Tuttavia, se si legge bene, vengono criticati certi comportamenti e dati di fatto, come gli scarsi titoli di studio e il troppo tempo dedicato alle relazioni, ma nulla si dice sui risultati ottenuti dalle loro aziende. Per capire di più bisognerà leggere le ricerche in questione, ma l’approccio del giornale sembra aprioristico, dato che oggi è di moda accusare i manager.
L’articolo di Franco Locatelli sul Sole del 6 marzo riconosce i successi delle banche di territorio, anche se avverte che è solo il primo round…. IN-BANCA-PICCOLO-E-DI-NUOVO-BELLO-CONTA-IL-TERRITORIO – Più tranchant è l’opinione di Roberto Zuccato, Presidente degli Industriali di Vicenza “A Vicenza le banche popolari e le cooperative hanno mantenuto radici salde e riconoscono il bravo imprenditore al di là dei numeri. I grandi istituti di credito, invece, in questi ultimi anni hanno via via inserito dei giovanotti più spregiudicati, gente bravissima a piazzare i derivati ma con una scarsa conoscenza del territorio e delle sue aziende” (Il Sole 24 ore, 21 marzo, art. di Mariano Maugeri “Le grandi banche non sanno ascoltare le voci del Nord-Est”).
Nell’intervista al Giornale, Jacques Attali ragiona sulla crisi, profila un ruolo importante per l’Europa ed esprime un’opinione forte sul ruolo delle banche. Questa risposta in particolare è interessante:
Ma come risanare il sistema bancario? «Il nodo è la remunerazione del banchiere. Per anni ha preso il risparmio, lo ha investito sul mercato finanziario, ma senza dire al risparmiatore quanto avrebbe guadagnato in realtà. Diceva: posso darle il 3%, in realtà lui intascava il 20% e quel 17% lo teneva per sé, non finiva né al risparmiatore né in investimenti produttivi nell’economia reale. La soluzione? La banca deve ricominciare a svolgere un ruolo di utilità pubblica e il banchiere deve tornare a essere un mestiere noioso, prevedibile».Per Attali il ruolo futuro dell’Europa si gioca anche sul riorientamento delle energie migliori «… L’Europa potrebbe addirittura essere la nuova superpotenza, non ha debiti ingenti, vanta un sistema giuridico affidabile, un’economia equilibrata, il miglior sistema sociale ….. C’è una sfida cruciale da vincere, quella dei talenti. Fino a oggi le migliori intelligenze finivano nel settore finanziario, attirate dai bonus milionari, ora bisogna che tornino all’industria e alla ricerca. L’Europa può dare l’esempio al mondo».