Sono disponibili le interviste sui temi del convegno di Roma di Sviluppo & Organizzazione: le iniziative e forme emergenti di welfare aziendale riprendono pratiche non certo nuove, ma possono risultare innovative se si combinano con nuovi modelli di organizzazione.
L’articolo di Simonetta Fiori i soci tenuti all’oscuro sulla gestione della crisi Carocci e sul ruolo dell’Associazione Il Mulino riesce a dire molto in poco spazio sulla deriva delle organizzazioni del nostro tempo governate da un management sempre più appiattito su un presente senza respiro, che ignora il passato e subisce il futuro che verrà; è un contesto di generale depressione che la sociologa Chiara Saraceno arriva a rappresentare con crudezza: “La verità è che ci hanno sbattuto in faccia la nostra inutilità”.
La rivista italianieuropei ha ospitato nel numero di novembre una serie di interventi sul disegno di legge di riforma della PA attualmente in discussione al Senato. Nel trattare il tema della valutazione dei risultati ho sottolineato come “i provvedimenti di riforma ora in discussione rappresentano solo un avvio per una riflessione più profonda ormai necessaria sull’ordinamento statuale e non solo sull’amministrazione pubblica. Lo “Stato polimorfico e pluralista”, che accoglie e ricomprende logiche istituzionali diverse e complementari, come quelledel welfare, della regolazione, della sussidiarietà è ormai una realtà che necessita però di un riconoscimento esplicito e richiede visioni nuove e più elaborate del rapporto tra fini e mezzi, tra politica e amministrazione, tra assetti istituzionali e strutture organizzative, tra forme giuridiche e modalità di regolazione”.
Il sito eticapa ha pubblicato il mio intervento sul performance management nelle PA, dove si esaminano alcuni aspetti del nuovo ciclo di riforme della PA che si sta aprendo alla luce dei passati fallimenti e delle esperienze internazionali
Nel convegno dell’ asfor sulla formazione manageriale in Italia è stata presentata la ricerca sull’andamento della formazione in questo ambito realizzata con i dati di 70-80 imprese medio grandi. I dati non sono troppo confortanti, se le stesse imprese più evolute finiscono per finanziare oltre il 45% dell’attività formativa con i fondi interprofessionali. Come dire che sta ormai passando l’idea che la formazione si può fare se c’è un finanziamento esterno …
L’intervento della senatrice a vita elena cattaneo sulla riforma del Senato “perché quella riforma non mi piace” costituisce una critica costruttiva di grande valore, perché evidenzia le gravi conseguenze di un approccio alle riforme troppo spesso fondato su correnti di idee superficialmente accolte e l’importanza della ricerca di un maggiore fondamento razionale per decisioni di questa importanza.
Si conoscono ormai i contenuti del piano cottarelli sulle partecipate degli enti locali e sono piuttosto deludenti per le ragioni indicate nell’articolo. Aggiunge poco a quello che si sapeva e le proposte non sono poi così incisive. Anche la SR versione 2 (dopo quella Monti-Giarda) si avvia ad uscire di scena mestamente.
L’articolo di renato ruffini prospetta nuove strade per una riforma della dirigenza pubblica che superi i rischi contrapposti della garanzia dell’impiego a tempo indeterminato e dello spoil system all’italiana.
“Now all local authorities will be audited by the same people who audited the banking system” … questo è il commento di un lettore all’articolo del the telegraph che annuncia la decisione del governo britannico di porre fine all’esperienza della audit commission l’organismo messo a guardia dell’economicità degli enti del governo locale da oltre trent’anni, nonostante gli indubbi successi ottenuti nel tempo. Ma forse ogni istituzione di questo tipo ha un rendimento calante nel tempo. Le funzioni comunque passano al NAO l’agenzia che si occupa della PA centrale e saranno in buona parte esternalizzate a società di auditing. Si dovrebbe riflettere di più su esperienze come queste e analizzarle più in profondità; le agenzie di questo tipo nei paesi anglosassoni sono una cosa seria, tutt’altro che istituzioni di facciata: basta confrontare i 2000 dipendenti cui era arrivata AC con le poche decine di funzionari che lavorano in agenzie nostre come CIVIT (ora ANAC) e ANVUR.