Archivi categoria: risposte alla crisi

Rientrano in questo argomento riflessioni e proposte su come reagire alla crisi finanziaria e dell’economia esplosa nel 2008

Genovesi e l’Economia Civile

Si è avviato in LIUC il ciclo di incontri sulla  economia civile con una riflessione sulla tradizione degli economisti italiani, e in particolare dell’Abate Genovesi, titolare a Napoli nel ‘700 della prima cattedra di Economia Politica. Sono concetti che tornano oggi attuali di fronte alla crisi evidente di quel ‘pensiero unico’ dell’economia che è prevalso nel mainstream mondiale ed ha messo in ombra quel tessuto relazionale che costituisce il fondamento del benessere sociale. La ‘felicità pubblica’ di cui parlavano Genovesi, Muratori, Verri e Beccaria non significa un’intromissione dello stato nella sfera personale, ma costituisce l’orientamento alla cura di quei beni essenziali anche per un sano sviluppo economico che gli stessi economisti contenporanei hanno dovuto sia pur tardivamente riconoscere attraverso nozioni che mantengono un fondo di ambiguità come è il caso del “capitale sociale”.

Coase: un “economista di strada”

La scomparsa di Ronald Coase, avvenuta all’inizio di settembre a 102 anni, è stata commentata dai nostri economisti in modo convenzionale, richiamando soprattutto l’argomento dei costi di transazione: v. ad esempio : barba navaretti Ma in fondo l’analisi della convenienza tra produrre in proprio o acquistare è divenuta ormai una banalità; l’attualità di coase sta in altro, per esempio nella sua critica agli “economisti alla lavagna” e nella sua concezione dell’impresa espressa dalla metafora di “un’isola di potere conscio” come avevo sottolineato in un editoriale di sviluppo e organizzazione del 2011 pubblicando anche un articolo di carlo  stagnaro che anche ora interviene sul contributo di coase in modo più pertinente, definendolo tra l’altro un “economista di strada”.

La spending review che non incide

La riorganizzazione dei  tribunali segna il passo. Come sempre accade, le norme apparentemente drastiche sui recuperi di efficienza si diluiscono via via nella lunga catena dei provvedimenti attuativi. L’accorpamento dei tribunali è fondamentale non solo per risparmiare risorse ma anche per consentire una maggiore specializzazione dei magistrati. E’ una delle tante occasioni perdute che dipende anche dal metodo con il quale si avviano queste riforme, sempre lo stesso da decenni … purtroppo non si impara dagli errori

Il punto critico della finanza pubblica

Questo intervento di vincenzo visco segnala il punto critico dell’attuale regime di finanza pubblica messo in evidenza dalla vicenda dei crediti delle imprese verso la PA; purtroppo non è stato mai affrontato negli utlimi 15 aani anche quando visco era ministro.

“Occorrono riforme radicali nel funzionamento del ministero del Tesoro anche nei suoi rapporti con gli altri enti di spesa decentrati, riforma del sistema di federalismo finora introdotto, spending review effettive (il che significa essenzialmente la riforma delle strutture organizzative della P.A.), bilanci standard per gli enti locali, prontuario e classificazione delle singole voci di spesa uniformi e condivisi, monitoraggio continuo dei processi di spesa e dell’andamento delle entrate a tutti i livelli di governo con la ricostruzione/integrazione dei sistemi informativi esistenti, responsabilità personale degli amministratori (politici e non), programmazione dei tagli e dei risparmi da effettuare che siano sostenibili e quindi attuabili ecc.”

Democrazia e competenza

Il problema di una leadership troppo lontana dalla base riguarda  tutte le grandi organizzazioni e non è solo un problema di “democrazia” perché investe direttamente l’efficacia operativa. fabrizio  barca pone lucidamente questo aspetto al centro della sua “Memoria politica dopo 16 mesi di governo”, diffusa nell’aprile 201 profilando la sua idea di “partito nuovo per un buon governo” che sia innanzitutto mobilitatore di conoscenze: perseguire la concentrazione delle decisioni nelle mani di pochi non è solo in tensione con il principio di rappresentanza. È anche in tensione con il principio di competenza. È un errore e basta. È l’errore compiuto (…) durante l’ultimo trentennio affidandosi per decisioni di grande importanza a manager e tecnici privati o alle tecnocrazie degli organismi internazionali, nell’assunto che essi conoscessero le regole e le istituzioni che, in modo indipendente dai contesti, consentono di assicurare decisioni buone. La grave crisi economica in atto è anche, in larga misura, il risultato di questo errore. Urge allora riconoscere in un partito volto alla ‘mobilitazione cognitiva’ anche un partito che lavora, con costanza, a ricomporre principio di maggioranza e principio di competenza (…) Serve un partito che lo faccia senza negare la complessità del sistema delle conoscenze necessarie ad assumere decisioni pubbliche, come chi ritiene la Rete un sostituto possibile dei partiti. E che, riconosca che solo la mobilitazione di tutte le conoscenze disponibili può affrontare realtà complesse in modo adeguato. In sintesi, la ricomposizione fra cittadini votanti e cittadini proponenti e partecipanti è l’unico vero ponte possibile fra principio di maggioranza e di competenza”.

L’inglese degli ingegneri

Unesco, Accademia dei Lincei, Accademia dellaCrusca, Società Dante Alighieri figurano tra i promotori del Convegno Lingua Cultura Libertà che ha discusso criticamente la decisione del Politecnico di Milano di tenere esclusivamente in lingua inglese i corsi di laurea magistrale.

Il rettore Giovanni Azzone aveva spiegato questa scelta sostenendo che gli studenti italiani «avranno, oltre alle competenze più scientifiche, anche un’apertura culturale internazionale. Perché un ragazzo che si affaccia al mondo del lavoro deve abituarsi a lavorare in contesti internazionali» . E poi, in questo modo, si attraggono «studenti stranieri, un valore aggiunto per il nostro paese. L’Italia ha una forte attrattiva culturale, ma anche una barriera, la conoscenza limitata della lingua: insegnando in inglese attraiamo tutte quelle persone interessate alla cultura italiana». Insomma, dice Azzone, «è indispensabile innovare insieme alle imprese e per farlo è necessario attrarre e trattenere capitale umano di qualità».

Credo che si sbaglierebbe però  considerando questa discussione  solo nell’ottica della contrapposizione tra schieramenti di diverso segno: da una parte starebbero gli innovatori, aperti al mondo, e dall’altra i conservatori, attaccati a una tradizione che ci condannerebbe al declino; oppure, secondo una opposta visione, da una parte i fautori di una tecnicizzazione dell’università che cede alle mode indotte dalla globalizzazione e dall’altra i sostenitori dei valori umanistici della nostra cultura e della loro valenza anche per lo sviluppo del sapere scientifico.

Potrebbe essere l’occasione invece, per chi forma figure chiave per il mondo professionale e dell’impresa come ingegneri e architetti, di riflettere sul linguaggio che si usa in questi mondi (al di là della lingua formale), sulle modalità per influenzarlo nell’ottica anche dell’innovazione, sui rischi di una eccessiva omologazione.

George Steiner nel suo classico “After Babel” trova ragioni persuasive  per la molteplicità delle lingue e suggerisce che “la forza costruttiva della lingua nella concettualizzazione del mondo ha avuto un ruolo cruciale nella sopravvivenza dell’uomo …”. Se è vero che “ogni lingua umana traccia una diversa planimetria del mondo”, si deve alla “miracolosa capacità delle grammatiche a  generare realtà alternative, frasi ipotetiche e, soprattutto, i tempi del futuro” la possibilità data alla nostra specie “di  sperare, di proiettarsi ben al di là dell’estinzione dell’individuo” e alla fine di “perdurare, e perdurare creativamente”.

Il nesso tra  la ricchezza e diversità linguistica e l’innovazione sociale ed economica merita di essere esplorato con maggiore profondità in relazione alla cultura dell’impresa e delle moderne professioni da parte delle  università che formano la classe dirigente del futuro. I riferimenti frequenti a concetti come il “capitale umano di qualità” evidenziano i limiti di linguaggio che riguardano le stesse istituzioni formative più moderne e internazionalizzate …

Why not? idee dagli aziendalisti

L’iniziativa sociale rappresenta la forza indispensabile per fare fronte ai problemi che governi e imprese si rivelano sempre più impotenti a risolvere. Questa è almeno l’idea controcorrente espressa da un henry  mintzberg ancora battagliero e impegnato su tematiche non solo aziendali.

Anche in Italia una proposta di uno studioso di problemi aziendali pellegrino capaldo sta ottenendo attenzione: si tratta di una diversa regolazione della fiscalità d’impresa che rafforzi le realtà produttive, considerando anche il settore non profit.  Proprio la sensibilità al potenziale imprenditoriale del non profit costituisce l’anello di congiunzione tra i due interventi segnalati.

Rottamare gli economisti: lezioni da un centenario

Ancora una volta coase ci stupisce: il premio nobel, che tra poco compirà 102 anni, fonda una nuova rivista man and the economy e critica gli economisti di oggi con frasi fulminanti: “Economics as currently presented in textbooks and taught in the classroom does not have much to do with business management, and still less with entrepreneurship. The degree to which economics is isolated from the ordinary business of life is extraordinary and unfortunate”.