Anche i processi del festival dell’economia di Trento alla finanza e ai controllori e politici si sono conclusi con significative condanne da parte della giuria di studenti. Un esito abbastanza scontato ma che lascia comunque qualche perplessità dato che accusatori, difensori e giurati erano quasi tutti comunque espressione della cultura economica. C’è stata quindi una certa dose di autoreferenzialità, singolare per una cultura che fa del confronto con l’esterno (il mercato) uno dei suoi dogmi. Uno degli interventi di grande interesse di Trento proviene invece non a caso da una diversa cultura di cui si è fatto portatore giuseppe de rita che ha introdotto il concetto di capitalismo territoriale…
Nel dibattito su il Sole 24 ore e al prossimo festival dell’economia di Trento è aperta la critica alle teorie e ricette diffuse in questi anni dagli economisti. Roberto Perotti nell’articolo economisti alla sbarra sintetizza argomenti a favore e contro, cadendo in un eccessivo tecnicismo che lo rende assai poco persuasivo. Di altro livello culturale l’intervento del Cardinale Angelo Scola il sonno della ragione genera crisi , che coglie la radice del problema nell’avarizia idolatra e l’esigenza di ripartire riconoscendo la priorità della societa rispetto a “stato”e “mercato”. il “pensiero unico” che si imputa agli economisti non significa assenza di una pluralità di teorie ma significa la priorità indiscussa del ragionamento economico e dei conseguenti fini rispetto ad altri ambiti di valutazione. Dal mio punto di vista, non posso non rimarcare la pulizia concettuale e di linguaggio del Cardinale anche in passaggi secondari come quando afferma “si potrebbe parlare di capitale umano e sociale, ma preferisco chiarire che si tratta della capacità unica dell’essere umano di ‘dare un nome alle cose’…” La teoria e il linguaggio stesso del ‘capitale umano’ altro non è infatti che una manifestazione di quel pensiero unico dell’economia che per dare valore all’umano deve ricondurlo a cosa.
il libro di Geoge Akerlof E Robert Shiller Animal-Spirits porta luce nuova sui fattori psicologici che guidano l’economia; gli autori ragionando anche sulle vicende della crisi finanziaria, ne classificano 5: fiducia, paura, corruzione e malafede, illusione monetaria e storie. Quest’ultimo aspetto richiama al ruolo della narrativa nell’influenzare le decisioni individuali e di gruppo: siamo portati a decidere seguendo il filo di “storie” che i vari attori sociali raccontano; tutti noi interpretiamo la realtà in base alle storie del momento e se non siamo critici rischiamo di comportarci come un gregge.
Questo articolo mette il dito sulla piaga: il mito offuscato del ROE Ma è la teoria della finanza ad avere esasperato questa impostazione. L’economia aziendale ha sempre avuto una visione molto più multi-dimensionale e orientata al lungo periodo.
Il sole 24 ore ha ripubblicato il 3 aprile uno scritto del 2002 che inizia così “Negli ultimi vent’anni si è creato uno squilibrio politico e sociale a favore del top management delle grandi società che ha permesso allo stesso di appropriarsi di corrispettivi che non hanno più alcuna relazione di alcun tipo con le prestazioni fornite, con i risultati raggiunti, con il loro tipo di attività, con l’andamento reale delle aziende. Questi valori non rappresentano più un corrispettivo per dei servizi professionali, ma un’appropriazione basata su un’incontrollata posizione di potere.” Chi è l’autore:
La vicenda controversa del Consorzio “pattichiari” aggiunge ulteriori elementi alle discussioni sui comportamenti degli intermediari finanziari … ecco-perche-pattichiari-ha-sbagliato
La scelta di Tremonti di affidare un ruolo di coordinamento e monitoraggio ai prefetti sulle problematiche del credito ha fatto discutere e sollevare molte critiche. Tuttavia l’intepretazione data dallo stesso tremonti in questa intervista e in altre occasioni non manca di motivazioni originali e ragionate.
La gente si è sentita presa in giro dice fitoussi in questa intervista: “L’attuale crisi va esaminata nella sua triplice dimensione: economica, finanziaria e intellettuale. Contrariamente a quello che si pensa, il vero ostacolo per una ripresa è l’ultimo aspetto: quello intellettuale. La crisi proviene infatti da una grande menzogna. Non soltanto dei finanzieri, ma anche di politici, forse in buona fede, diventati prigionieri di una dottrina assolutista e che ha prodotto effetti catastrofici”.
Nell suo solito intervento del lunedì sul corriere alberoni sostiene che “Oggi ci rendiamo conto che continua ad esserci differenza fra reale e immaginario, fra realtà e apparenza”. Di fronte alla crisi è caduta l’idea postmoderna di società. Secondo lui, la preferenza per i risultati a breve, per le astute operazioni finanziare, per “il successo subito, la notorietà subito, il piacere immediato, non importa come”, l’individualismo e l’edonismo hanno improntato una diagnosi su cosa sia e dove stia andando la nostra società che “è stata insegnata come dogma nelle università, nei master, nei seminari fino all’estate scorsa”. Ciò può valere per Alberoni e colleghi ma non rappresenta la realtà dei molti che hanno saputo coltivare visioni più realistiche anche in questi ultimi anni.
L’osservatore romano pubblica un articolo di gordon brown . Il commento di gottitedeschi vede una convergenza verso una concezione più sociale e solidaristica dell’economia di fronte alla crisi.