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Virus nichilista e merito

 Nelle riflessioni sull’economia e l’impresa del dopo crisi si segnalano gli interventi di esponenti del mondo cattolico sulla scia della recente enciclica. Per esempio quelli di Gotti-Tedeschi virus-nichilista-che-contagia-capitalismo e Bazoli: bazoli-merito-deve-unire  . Quest’ultimo afferma “Nella valutazione della professionalità dei manager e dell'” eccellenza” delle aziende sembra evidente che dovrebbe trovare maggior peso la capacità di “farsi carico” – secondo un’esigenza esplicitamente richiamata anche dall’ultima enciclica – degli interessi “di tutte le categorie di soggetti che contribuiscono alla vita dell’impresa” e, in ultima istanza, dell’intera “comunità di riferimento”. E così pure, per quanto riguarda la concorrenza, non si può fare a meno di osservare come la concezione genuina di un pluralismo di operatori – utile, anzi indispensabile, al fine di migliorare la qualità dei servizi e dei prodotti offerti al mercato – sia oggi sopraffatta dalla prassi di una competizione volta all’eliminazione dei concorrenti, a malapena controllata dalla legge”.

Sono cose che si possono in gran parte condividere in una prospettiva laica, di una ricerca di significato nell’ambito di tutte le sfere di attività come fondamentale antidoto alla deriva del nichilismo.

Classifiche, premi e … nichilismo

Nell’avvio del nuovo anno merita riflettere su questo articolo di  antonio scurati   sulla smania di valutare, commemorare, premiare che invade tutti i campi della vita sociale: “la nostra smania valutativa di fine decennio è sintomo della nostra sopravvenuta incapacità di assegnare valore alle cose” … “La Sindrome da Classificazione Compulsiva rientra, insomma, nel nichilismo profetizzato da Nietzsche come cifra interpretativa della decadenza di una civiltà…”

“Si pensi ai premi letterari (dal Nobel in giù). Un tempo avevano valore presso una cerchia interna e ristretta di esperti, appassionati, conoscitori, addetti ai lavori. Oggi, anche nei rari casi in cui conservano ancora qualche valore, lo conservano solo per gli esterni, per chi ignora i meccanismi e le macchinazioni da cui sono governati. Sopravvivono e prosperano in regime di piena esteriorità del loro valore riconosciuto… la pulsione a classificare, commemorare, premiare, configura un nevrotico passage à l’acte, un passaggio impulsivo all’azione non traducibile in parole o pensieri e che porta con sé un carico intollerabile di frustrazione, la frustrazione di chi è incapace di collocare l’esperienza della propria situazione all’interno di un tutto dotato di significato. In questa situazione, per valutare le cose e le persone rimangono soltanto criteri esteriori. Su tutti, trionfa il più esteriore: il successo, questo banale participio passato del verbo succedere, di recente innalzato a metro di tutte le cose”.

Merito e concorsi

Polemiche pesanti continuano a investire le decisioni delle università che toccano le carriere dei docenti. All’origine c’è forse la difficoltà di condividere una stessa visione di cosa è merito. L’articolo di Perotti è tranchant e individua nomi e cognomi dei “colpevoli” riferiti tra l’altro a concorsi per trasferimenti, dove i criteri di riferimento sono ancora più opinabili che per l’ingresso nei ruoli   arsenico-e-vecchi-concorsi  Inevitabile quindi che la polemica si trascini con risposte-e-replica   Una degli interessati ha anche un ruolo importante in ambito formativo e il suo merito non manca di riconoscimenti: premio  di tipo però che l’accusatore non sembra ritenere valido…

Una lettera che divide

La lettera di celli  che invita il figlio a lasciare l’Italia ha suscitato migliaia di commenti, molto positivi e molto negativi. Sicuramente ha saputo toccare una sensibilità diffusa. Nel merito, direi, che dopo tanti interventi brillanti questa volta mi lascia perplesso perchè asseconda un vizio diffuso, quello di valutare una realtà molto aggregata, come è il sistema Italia, generalizzando il giudizio.  Ciò che manca è spesso la capacità di distinguere, di separare comportamenti che hanno diverso segno, di vedere anche ciò che è meno evidente ma non per questo non esiste. Abbiamo bisogno di    pensiero critico cha sappia distinguere e non di incoraggiare chi vede tutto nero o tutto positivo…. La risposta  data oggi è più persuasiva, ammettendo come si sia soprattutto voluto provocare una reazione e qui possiamo dire che Celli ci è riuscito  ben al di là delle sue stesse aspettative!

Manipolazione e trappole del linguaggio

L’intervista di michela marzano a job 24sul suo libro sulla manipolazione ha rotto un velo di ipocrisia riconoscendo che non siamo nel migliore dei mondi possibili e che il linguaggio usato rivela le intenzioni nascoste:  in generale nei vari campi e in tutto il sistema globale prevalgono non i più creativi ma i più abili: la cosiddetta meritocrazia è quantomai problematica dappertutto e si tratta di un fenomeno globale, non certo solo italiano.

Contaminazione

Il nuovo numero di Ventiquattro è dedicato al tema della contaminazione fra discipline diverse. innovatori attivi in settori diversi si ritrovano nel concetto di  rompete le righe  che confligge con il buonsenso predominante di quanti hanno un’idea del merito imperniata sulla figura del “primo della classe”, di chi è il migliore secondo le coordinate di una disciplina o materia. Ecco un passaggio fra i tanti: “Oggi in tutti i campi c’è una pressione sui risultati che riduce la visione periferica a un lusso. … Alzare la testa e guardare lontano, senza dover centrare un obiettivo di respiro corto. Nessuno se lo può più permettere ma è fondamentale…  Tutti dicono che abbiamo bisogno di soft skills, di persone capaci di interagire con altre competenze, altre culture, altri schemi logici e comportamentali, ma alla prova dei fatti si valutano caratteristiche prestazionali: dove hai studiato, i voti, le lingue, se conosci il pacchetto Excel… Nei processi di selezione bisognerà valutare maggiormente le componenti eccentriche, la curiosità, i percorsi diagonali”.

I nuovi manager

Un intervento di giorgio ambrogioni presidente di federmanager apre il dibattito sui i nuovi manager del giornale telematico Il diario del lavoro. Ambrogioni critica i limiti di una specializzazione professionale troppo accentuata, promossa dalle aziende negli anni passati, e sottolinea l’importanza di etica, merito e trasparenza per l’affermazione di una nuova classe dirigente.