Anche i processi del festival dell’economia di Trento alla finanza e ai controllori e politici si sono conclusi con significative condanne da parte della giuria di studenti. Un esito abbastanza scontato ma che lascia comunque qualche perplessità dato che accusatori, difensori e giurati erano quasi tutti comunque espressione della cultura economica. C’è stata quindi una certa dose di autoreferenzialità, singolare per una cultura che fa del confronto con l’esterno (il mercato) uno dei suoi dogmi. Uno degli interventi di grande interesse di Trento proviene invece non a caso da una diversa cultura di cui si è fatto portatore giuseppe de rita che ha introdotto il concetto di capitalismo territoriale…
Mentre al festival di Trento l’economia gestisce accusa e difesa del proprio processo , Guido Rossi in un articolo su La Repubblica : lo-spirito-ambiguo-della-ricchezza , assume una posizione più radicale: “Ciò è accaduto non tanto o non solo perché avidità e stupidità dei singoli abbiano avuto il sopravvento ma perché avidità e irrazionalità sono state teorizzate e poste alla base di un sistema che si sta disgregando”.
Nel dibattito su il Sole 24 ore e al prossimo festival dell’economia di Trento è aperta la critica alle teorie e ricette diffuse in questi anni dagli economisti. Roberto Perotti nell’articolo economisti alla sbarra sintetizza argomenti a favore e contro, cadendo in un eccessivo tecnicismo che lo rende assai poco persuasivo. Di altro livello culturale l’intervento del Cardinale Angelo Scola il sonno della ragione genera crisi , che coglie la radice del problema nell’avarizia idolatra e l’esigenza di ripartire riconoscendo la priorità della societa rispetto a “stato”e “mercato”. il “pensiero unico” che si imputa agli economisti non significa assenza di una pluralità di teorie ma significa la priorità indiscussa del ragionamento economico e dei conseguenti fini rispetto ad altri ambiti di valutazione. Dal mio punto di vista, non posso non rimarcare la pulizia concettuale e di linguaggio del Cardinale anche in passaggi secondari come quando afferma “si potrebbe parlare di capitale umano e sociale, ma preferisco chiarire che si tratta della capacità unica dell’essere umano di ‘dare un nome alle cose’…” La teoria e il linguaggio stesso del ‘capitale umano’ altro non è infatti che una manifestazione di quel pensiero unico dell’economia che per dare valore all’umano deve ricondurlo a cosa.
In questo articolo gad lerner affonda il coltello nella piaga. Negli ultimi tempi Milano e la Lombardia continuano a pagare dei prezzi che la forte rappresentanza nel Governo sembra paradossalmente accentuare. Nell’epoca della riforma federalista riemerge così l’ombra inquietante dello statalismo e dell’egemonia di Roma in termini che forse pochi si attendevano…
Brunetta viene spesso accusato di avere semplificato un po’ troppo diagnosi e proposte di fronte ai problemi della PA, ma gli economisti che lo criticano non sono da meno: se-il-dirigente-non-ha-obiettivi
Il processo di riforme della PA si trova di fronte a un passaggio critico costituito dall’irrisolto e storico conflitto di competenze tra il Dipartimento della Funzione pubblica (che fa capo alla Presidenza del Consiglio come ministero senza portafoglio) e Il Ministero dell’economia. Indipendentemente dai ministri che si sono succeduti nel tempo queste strutture non hanno mai collaborato in modo apprezzabile nell’implementazione delle riforme, determinando uno dei motivi non secondari per gli insuccessi del passato. Sarà ancora così?
Stamattina in LIUC c’è stato il convegno sulla meritocrazia con Roger Abravanel autore del noto libro su questo tema. Una battaglia per promuovere il merito è sacrosanta in Italia e il successo del libro di Abravanel significa certamente che le esigenze che esprime con forza hanno un ampio riscontro nella società. Mi sembra che le sue analisi e proposte possano essere discusse e anche criticate come ho cercato di fare nel dibattito: l’Italia di oggi non è solo stagnazione e declino e non c’è solo il modello dei paesi anglosassoni e delle loro imprese e istituzioni educative.